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L’accordo anticipa la pensione

Per anticipare la pensione, oltre alle “scorciatoie” utilizzabili dai lavoratori qualora abbiano i relativi requisiti anagrafici e contributivi (anticipata, opzione donna, attività usuranti) e a quelle a cui sta lavorando il governo (si veda articolo a pagina 7), ci sono altre soluzioni che prevedono lo compartecipazione del datore di lavoro, in quanto serve sottoscrivere un accordo con l’azienda e quest’ultima si deve fare carico di alcuni oneri.

Già dal 2012 è stata introdotta con la legge 92/2012 l’isopensione. Le aziende possono gestire gli esuberi di personale pagando una “pensione anticipata” e versando la contribuzione figurativa ai dipendenti a cui mancano non più di quattro anni alla pensione di vecchiaia o anticipata. A parte pochi esempi che hanno riguardato realtà medio-grandi, questa opzione è stata poco utilizzata proprio a causa dei costi a carico dell’impresa.

Un’opzione analoga, sempre individuata dalla legge 92/2012, è possibile tramite l’intervento dei fondi di solidarietà, il cui raggio d’azione è stato esteso dal decreto legislativo 148/2015 di attuazione del Jobs act. L’erogazione di un assegno straordinario di sostegno al reddito per i lavoratori a cui mancano non più di cinque anni alla pensione di vecchiaia o anticipata è una prestazione che i singoli fondi possono prevedere o meno (definendo nel caso anche il corrispondente onere a carico delle aziende che vi ricorrono).

Così come per l’isopensione, finora l’utilizzo è stato limitato: in realtà è stato limitato ai soli fondi del settore del credito, del credito cooperativo e dell’assicurativo. In risposta a un’interrogazione formulata dall’onorevole Marialuisa Gnecchi, il ministero del Lavoro ha comunicato che dal 2012 a oggi l’assegno straordinario è stato erogato a 5.556 persone, di cui 4.595 iscritti al fondo di solidarietà per il credito, 258 al fondo del credito cooperativo e 703 al fondo del comparto assicurativo.

Sempre con il Dlgs 148/2015 è stato introdotto il part time abbinato alla pensione nell’ambito di contratti di solidarietà espansiva, una soluzione già vista in passato (1984). Difficile prevedere successo per questa soluzione, tenuto conto della complessità di attuazione dei presupposti su cui inserire il part time (accordo per la solidarietà, nuove assunzioni, ulteriore incremento degli assunti) tanto più che il quadro regolamentare non è stato ancora completato, dato che a oltre sette mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo non sono state diffuse le indicazioni operative sulla base della nuova normativa.

Nel frattempo, peraltro, il governo ha messo a punto un’altra forma di part time pre-pensionamento di più facile attuazione e relativamente poco oneroso per le aziende, ma che ha come limite principale i requisiti anagrafici previsti per i lavoratori beneficiari (le caratteristiche delle quattro soluzioni sono nella tabella e nell’articolo a fianco). Tecnicamente, non è un anticipazione della pensione e il rapporto di lavoro prosegue seppur a orario ridotto. È stato stimato che possa essere utilizzata da 30mila persone: se così fosse, sarà di gran lunga la più popolare tra le quattro disponibili.

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