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Notifica di cartella di pagamento: attenzione a chi riceve gli atti nei locali aziendali

Ancora un intervento della Cassazione (questa volta Sezione Lavoro, n. 7306, 13 aprile 2016 ) sulle modalità di notifica della cartella di pagamento nel caso in cui il destinatario sia una società (di persone, nella fattispecie), dopo che la Sezione Tributaria, con la recente sentenza n. 6887/2016 dell’8 aprile scorso, aveva ribadito la sussistenza dell’onere a carico dell’agente della Riscossione di dimostrare l’avvenuta notifica del titolo.

Questa volta la questione riguarda la validità della notifica della cartella presso la sede legale di una società di persone a mani di un soggetto qualificatosi come socio della stessa, a fronte della contestazione, da parte della società, della inesistenza di alcun vincolo di natura sociale con colui che aveva ricevuto l’atto (non risultante, tra l’altro, neanche tra i dipendenti) e della corrispondenza tra luogo di notifica e sede della società. Le contestazioni innescano due tipi di questioni, che la sentenza risolve:

a) il perfezionamento della notifica a mani di persona addetta alla ricezione o alla sede (secondo il disposto dell’articolo 145 del codice di procedura civile , comma 1). Per la Cassazione, sulla base di un orientamento risalente che qui trova conferma (cfr. Cass. n. 13935/1999), ai fini della regolarità della notifica di atti a persona giuridica, ai sensi dell’articolo 145 del codice di procedura civile, presso la sede legale o quella effettiva, è sufficiente che chi riceve l’atto materialmente sia legato alla persona giuridica da un particolare rapporto che, non dovendo necessariamente essere di prestazione lavorativa, può risultare anche dall’incarico, eventualmente anche occasionale o provvisorio, di ricevere la corrispondenza. Diventa dunque fondamentale quanto dichiarato nella relata di notifica: se da questa risulta la presenza di una persona che si trova nei locali aziendali, scatta la presunzione che tale persona sia addetta alla ricezione atti, anche se la stessa non sia dipendente. Per vincere tale presunzione la società deve dimostrare che tale persona, oltre a non essere socio o dipendente, non risulta aver avuto alcun incarico espresso o tacito di ricevere la posta o le comunicazioni. Si tratta di una prova complessa, il cui onere non può essere assolto semplicemente dimostrando l’assenza di un vincolo societario o di lavoro dipendente (vi possono essere altri tipi di rapporto alla base del conferimento di un tale incarico).

b) la seconda questione attiene invece alla difformità tra il luogo della notifica e la sede legale della società. Anche qui il criterio guida è rappresentato dal contenuto della relata di notifica. Quando il notificatore attesti di non aver rinvenuto la società destinataria della notifica presso la sua sede legale e si sia recato presso la sua sede effettiva, e che la consegna dell’atto è avvenuta a persona che si qualifica come addetta alla ricezione per conto della società, le circostanze da lui verificate direttamente fanno fede fino a querela di falso, mentre la veridicità di quanto appreso (circa la sede effettiva e la qualità del soggetto che si dichiara addetto alla ricezione) è soggetta a presunzione iuris tantum che può essere vinta da prova contraria (in assenza della quale la notifica è regolare). Ed inoltre, sempre secondo la giurisprudenza, nell’ottica di giungere ad un perfezionamento della notifica (conoscenza effettiva dell’atto) il notificatore non può ignorare, se ne è venuto a conoscenza, la notizia circa l’esistenza di una sede effettiva, in alternativa a quella legale presso la quale non è stato possibile effettuare la comunicazione. Egli ha l’obbligo di ricercare, nei limiti del possibile, il destinatario anche sulla base di quanto gli viene indicato da chi ha interesse alla notifica e non è tenuto a fermarsi solo alle indicazioni provenienti dalle certificazioni ufficiali (iscrizione nel registro imprese: articolo 2193 del codice civile). Esiste poi un principio giurisprudenziale secondo cui è valida la notifica eseguita presso la sede effettiva di una società, invece che presso la sede legale, in quanto, in materia di notificazioni, trova applicazione la norma di cui all’articolo 46 cpv c.c., secondo cui, qualora la sede legale della persona giuridica sia diversa da quella effettiva, i terzi possono considerare come sede della stessa anche quest’ultima (Cassazione Civile, sez. VI, ordinanza 24 novembre 2011, n. 24842). Occorre peraltro precisare che «ai fini della equiparazione di fronte ai terzi, ex art. 46 c.c., della sede effettiva a quella legale, deve intendersi per sede effettiva il luogo in cui hanno concreto svolgimento le attività amministrative e di direzione dell’ente e dove operano i suoi organi amministrativi o i suoi dipendenti, ossia il luogo deputato e stabilmente utilizzato per l’accentramento dei rapporti interni e con i terzi in vista del compimento degli affari dell’ente medesimo» (Cass. civ. 13 aprile 2004, n. 7037; Cass. civ. 24 febbraio 2004, n. 3620).

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