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Dimissioni on line: conciliazione in sede sindacale senza procedura

Chiarimento del Ministero del Lavoro
La conciliazione in materia di lavoro in sede sindacale non deve essere sempre condotta in base a procedure o modalità indicate dai contratti collettivi, tanto più che non sempre i contratti le codificano. È quanto chiarisce il ministero del Lavoro con la lettera 5755 del 22 marzo, in risposta a una richiesta di chiarimenti in merito alla precedente lettera 5199 del 16 marzo.

La precisazione riguarda la versione dell’articolo 410 del codice di procedura civile dopo le modifiche apportate dall’articolo 31 della legge 183/2010, il quale, a differenza della precedente formulazione, non contempla più il deposito del verbale di conciliazione avvenuto in sede sindacale presso la direzione territoriale del Lavoro (Dtl). Si tratta di una “procedura” che è stata traslata nella nuova versione dell’articolo 412-ter, il quale, a differenza della precedente formulazione contenuta nell’articolo 410, stabilisce che le conciliazioni e l’arbitrato, nelle materie previste dall’articolo 409, «possono essere svolte altresì presso le sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi sottoscritti dalle associazioni maggiormente rappresentative».

È invece l’articolo 411 del codice di procedura civile che ora prevede il deposito del verbale di conciliazione presso la Dtl, la quale ne accerta l’autenticità. Requisito che, secondo la lettera 1138 del 17 marzo 1975 dello stesso ministero, poteva essere accertato mediante la richiesta alle parti sindacali di una espressa dichiarazione da apporre sul verbale «di aver adottato le procedure previste dai contratti collettivi», e che ora, a seguito della novità introdotta dall’articolo 412-ter, ai contratti collettivi sarebbe stato aggiunto «sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative».

La lettera ministeriale del 22 marzo nel confermare, in sede di deposito del verbale di conciliazione, la verifica riguardante il requisito dell’autenticità anche mediante l’appartenenza del rappresentante sindacale che assiste il lavoratore ad associazioni sindacali maggiormente rappresentative, precisa che tale verifica non si baserà, però, anche sul rispetto di procedure che potrebbero non essere espressamente previste dai contratti collettivi.

Ciò non toglie ovviamente la necessità da parte della Dtl di acquisire la dichiarazione, in qualsiasi modo espressa, dell’appartenenza del rappresentante sindacale, che assiste il lavoratore, alle associazioni maggiormente rappresentative.

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