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Contributi aggiuntivi e tetto di tre mesi per la cassa in deroga

Cig in deroga rifinanziata per il 2016 ma con nuovi paletti fissati dalla riforma degli ammortizzatori sociali.
I datori di lavoro esclusi dal perimetro di Cigo e Cigs si trovano oggi di fronte a un bivio se hanno necessità di ricorrere alle integrazioni salariali.

L’intreccio di norme che ha caratterizzato la materia negli ultimi mesi impone infatti un’attenta valutazione nella gestione di questi casi, che possono ricadere sia nella sfera della Cig in deroga sia in quelle dei fondi di solidarietà bilaterale oppure del fondo di integrazione salariale.

Ma andiamo con ordine. Tralasciando, appunto, le imprese che possono accedere ai trattamenti ordinari e a quelli straordinari, per comprendere quali sono le regole per l’uso della Cig in deroga nel 2016 bisogna considerare principalmente due provvedimenti:

  • il Dlgs 148/2015 che ha rivisto i criteri di accesso alle integrazioni salariali;
  • la legge di Stabilità 2016 (legge 208/2015) che ha rifinanziato la cassa integrazione in deroga, stabilendo anche un contingentamento nella durata.

Le regole per il 2016
In particolare la legge 208/2015 (articolo 1, comma 304) – con la logica di favorire la transizione dalla Cig in deroga al nuovo impianto degli ammortizzatori tracciato dal Jobs act – ha incrementato la dote di finanziamento del sussidio di 250 milioni di euro, sulla scorta della legge 92/2012, che disponeva la possibilità di concedere questo trattamento fino al 31 dicembre 2016.

Nella pratica, restano valide le regole applicative del decreto Lavoro-Economia 83473/2014 ma queste vanno coniugate con i principi generali dettati dal Dlgs 148/2015, ricordando che, in ogni caso, la legge 208/2015 ha stabilito un limite massimo di possibile utilizzo di tre mesi nell’arco di un anno per la concessione o la proroga del trattamento di Cigd, a decorrere dal 1° gennaio 2016 e fino al 31 dicembre 2016. Su questo punto è intervenuto il ministero del Lavoro, con la circolare 4 del 2 febbraio scorso.

La Cig in deroga può essere concessa o prorogata ai lavoratori subordinati con la qualifica di operaio, impiegat0 e quadro, compresi gli apprendisti e i lavoratori somministrati, se hanno un’anzianità lavorativa presso l’impresa di almeno 12 mesi alla data di inizio del periodo di intervento.

È prevista poi una contribuzione addizionale a carico dei datori di lavoro legata all’effettivo utilizzo dell’integrazione: questa è pari al 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente ai periodi concessi sino a un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile; al 12% oltre al limite di 52 e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile e del 15% oltre al limite di 104 settimane.

Per la presentazione delle istanze restano, invece, immutate le disposizioni già previste dal decreto interministeriale 83473, che stabiliscono l’invio telematico delle stesse, unitamente all’accordo sindacale, entro 20 giorni dalla data in cui ha avuto inizio la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro.

Le altre opzioni disponibili
Infine, sempre il Lavoro (note 40/3223 dell’11 febbraio e 40/4831 del 1° marzo scorso ) ha precisato che – nel quadro descritto – i datori di lavoro esclusi dall’alveo di Cigo e Cigs, che rientrano nel campo di applicazione della normativa relativa al fondo di integrazione salariale, possono optare per l’accesso al trattamento della Cig in deroga nei limiti previsti dalla normativa o, alternativamente, per le misure previste dal fondo di integrazione salariale o di quelli bilaterali. Si tratta di un orientamento che ha imposto ad alcune Regioni di adeguare le proprie prassi in materia, poiché, in alcuni casi, erano state fornite istruzioni diverse.

Potranno fruire della cassa in deroga anche i datori che hanno fino a cinque dipendenti, non rientranti nell’ambito di applicazione del fondo di integrazione salariale né in quello dei fondi di solidarietà bilaterali (salvo specifiche discipline di comparto) ma anche quelli con organico nella fascia da sei a 15 dipendenti: nel caso di questi ultimi, si tratta di quella sfera di datori attratti nel sistema della solidarietà dal Dlgs 148/2015 che, però, potranno usufruire delle prestazioni di integrazione salariale (assegno di solidarietà) non prima del 1° luglio 2016, data di definitiva abrogazione del contratto di solidarietà di tipo «B».

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