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Cig in deroga alternativa al Fis

Precisazione del Ministero del Lavoro nella nota 40/3223/2016
Le aziende che occupano mediamente più di 15 dipendenti, operanti in settori privi di ammortizzatori sociali e senza un fondo di solidarietà, all’occorrenza possono scegliere se ricorrere alla cassa interazione in deroga oppure alle prestazioni del Fondo di integrazione salariale. 

La puntualizzazione si è resa necessaria a seguito delle modifiche apportate, dal 2016, alla regolamentazione relativa al fondo di solidarietà residuale nonché per effetto del rifinanziamento – per l’anno in corso – della Cig in deroga. Il Dlgs 148/2015 (articolo 29) ha cambiato il nome del fondo di solidarietà residuale che, dal 1° gennaio 2016, ha assunto la denominazione di Fondo di integrazione salariale (Fis). La stessa norma ha anche abbassato (da 15 a 5) la soglia dimensionale aziendale da cui discende l’obbligo di iscrizione, prevedendo che la piena operatività del Fis si realizzerà solamente dopo l’emanazione di un apposito decreto ministeriale.

A regime la generalità delle aziende che operano in settori non coperti da Cig e in cui non è vigente un fondo di categoria, confluiranno nel Fis che garantirà, ai dipendenti, un ammortizzatore sociale. In attesa dell’uniformità della disciplina – che si realizzerà dopo l’emanazione del Dm – occorre eseguire una distinzione in base al numero dei lavoratori mediamente occupati nell’azienda nel semestre precedente: fino a 5, nessun obbligo e nessun ammortizzatore sociale; da 5 a 15 (nuova categoria) obbligo del Fis (prescrizione sospesa in attesa del decreto); oltre i 15 dipendenti piena operatività del Fis, compresi gli obblighi contributivi, già dal 1° gennaio.

In questo scenario si collocano le disposizioni contenute nella legge di Stabilità 2016 con cui è stata finanziata, per l’anno in corso, la cassa integrazione in deroga con 250 milioni di euro. Oltre a ciò, la legge 208/2015 ha individuato nuovi criteri per la concessione o la proroga valevoli per il 2016. In quest’ultimo anno di utilizzo dello strumento, l’erogazione potrà essere prevista per un periodo non superiore a 3 mesi nell’arco di 12 mesi.

Riguardo alle prestazioni del Fis, in attesa dell’emanazione del decreto che regolamenterà il nuovo fondo, nella circolare 22/2016 , l’Inps ha fornito le prime indicazioni circa gli interventi erogabili e, a tal fine, ha richiamato i criteri utilizzati.

In relazione a quanto affermato dall’istituto di previdenza, si può rilevare, che al momento, le due misure (assegno ordinario erogato dal Fis o cassa in deroga) sostanzialmente si equivalgono. Ciascun intervento è, infatti, corrisposto fino a un periodo massimo di tre mesi continuativi, anche se si osserva che, nel caso di ricorso all’assegno ordinario, il trimestre è prorogabile, in via eccezionale, fino a un massimo complessivo di nove mesi, da computarsi in un biennio mobile. Analoga equipollenza è rinvenibile nell’entità dell’assegno che, in ambedue i casi, risente della trattenuta previdenziale del 5,84 per cento; gli interventi trovano, inoltre, il loro limite nel massimale annuo di cassa integrazione guadagni ordinaria.

Anche i profili pensionistici non risentono di penalizzazioni: i periodi di cassa integrazione in deroga, infatti, sono coperti da contribuzione figurativa che viene accreditata d’ufficio ed è valida sia per diritto che per la misura del trattamento pensionistico. Nel caso di fruizione dell’assegno ordinario a carico del Fis, sarà quest’ultimo a farsi carico del versamento della contribuzione correlata alla prestazione, alla gestione di iscrizione del lavoratore interessato.

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