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Anpal, il Governo punta all’operatività entro aprile

Le politiche attive del lavoro rappresentano una delle principali sfide del Jobs act
Con il superamento del vecchio articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si è sancito il passaggio dalla «tutela del posto di lavoro alla tutela del lavoratore ad essere rioccupato».
Lo ha evidenziato il panel di esperti – tra giuslavoristi, costituzionalisti ed economisti – intervenuti ieri al seminario organizzato al Senato dalle università La Sapienza di Roma e Cattolica di Milano, per tracciare un primo bilancio della riforma del mercato del lavoro, in vista del decreto correttivo atteso per l’estate.

Una delle principali novità del Jobs act è la creazione dell’Agenzia nazionale per le politiche attive (Anpal), alla quale sono state attribuite le competenze gestionali in materia di servizi per l’impiego, politiche attive e Aspi: si punta all’operatività entro aprile: «L’Agenzia ha il compito di coordinamento e indirizzo della rete costituita da una molteplicità di soggetti coinvolti che devono cooperare e interconnettersi – ha spiegato il neo presidente dell’Anpal Maurizio Del Conte, giuslavorista alla Bocconi di Milano -.

Il portale sarà un sistema informativo tendenzialmente unico, prenderà il posto degli attuali diversi sistemi regionali che spesso non sono in grado di dialogare tra loro. I disoccupati potranno registrarsi e saranno aiutati a ricollocarsi». Il portale potrà far tesoro della banca dati di Garanzia giovani (955mila iscritti), ha annunciato Luigi Caso, capogabinetto del ministro del Lavoro, che ha sottolineato come «in autunno, dopo il referendum costituzionale, se la riforma verrà approvata, avrà un impatto anche sul ruolo dell’Anpal», visto che le competenze sul mercato del lavoro oggi sono divise con le Regioni.

La centralità delle politiche del lavoro è uno degli effetti del Jobs act che ha introdotto il contratto a tutele crescenti: «La nuova articolazione delle tutele non può esaurire la propria funzione nell’indennità fino a 24 mensilità – ha detto l’avvocato ordinario di diritto del Lavoro alla Sapienza, Arturo Maresca – ma in una prospettiva più ampia di tutela dentro le politiche attive del lavoro. Il lavoratore illegittimamente licenziato riceve l’indennità dal datore lavoro e viene sostenuto nella ricollocazione in un’altra impresa. È centrale garantire l’effettività per la tutela occupazionale».

Respinge le accuse di incostituzionalità Francesco Clementi, costituzionalista, ricordando che «il dualismo nel mercato del lavoro è il tema di fondo» del Jobs act, perchè «un mercato duale è frazionato, divide», mentre il contratto a tutele crescenti ha «una funzione che la Consulta difende, quella di tutelare in modo sistemico, non frazionato, il mercato del lavoro. Il tema dell’occupazione ora è il bene maggiore».

La continuità tra gli indirizzi europei dell’ultimo ventennio e la riforma del mercato del lavoro è il filo conduttore dell’intervento dell’ex ministro Tiziano Treu, professore emerito alla Cattolica: «Ci siamo mossi lungo i binari europei con un ritardo di 20 anni – ha detto -. Con il Jobs act si cerca di superare il dualismo nel mercato del lavoro, progressivamente anche l’Italia ha ammorbidito le rigidità della tutela nella reintegra, si è concretizzata la condizionalità per gli ammortizzatori, insieme all’idea di avere una regia unica del mercato. Se crescerà il grado di effettività normativo saremo sulla via giusta».

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