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Licenziamenti: la scelta dell’indennità mette fine al rapporto

Per il dipendente licenziato e poi reintegrato dal giudice in regime di tutela reale, il quale opti per l’indennità sostitutiva con comunicazione al datore, il rapporto di lavoro si estingue anche se non sia intervenuto il pagamento dell’indennità.
In questo contesto, per il periodo successivo non può essere pretesto alcun obbligo retributivo.

Il principio, consolidato in giurisprudenza, è stato riaffermato dalla Cassazione nella sentenza 709/16, deposita ieri. Ai giudici di legittimità aveva fatto ricorso il dipendente di un’azienda contro cui aveva vinto una causa di licenziamento propendendo poi, in data 2 novembre 2006, per l’indennità sostitutiva ai sensi dello Statuto dei lavoratori (Legge 300/70) nel testo allora vigente. Essendo stata corrisposta l’indennità solo il 23 gennaio 2007, l’ex lavoratore aveva a quel punto chiesto all’azienda il pagamento delle retribuzioni corrispondenti al periodo 2 novembre 2006-23 gennaio 2007, con rivalutazione monetaria e interessi legali: richiesta respinta in primo grado, ma poi accolta in appello.

La Cassazione, a cui si era a quel punto rivolta l’azienda, ha evidenziato invece, sulla base del principio affermato in precedenza, che l’obbligo del pagamento dell’indennità è soggetto solo alla disciplina della mora debendi di cui all’articolo 429 del codice di procedura civile, salva la prova del maggior danno a carico del lavoratore, per i quali nella circostanza non erano stati prospettati idonei elementi di fatto.

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