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Da Cgil, Cisl e Uil proposta ufficiale per il salario minimo contrattuale

Gli esecutivi unitari di Cgil, Cisl e Uil ieri hanno approvato all’unanimità la proposta sul nuovo sistema di relazioni industriali che i sindacati porteranno ai tavoli di confronto con le associazioni datoriali per cercare un’intesa complessiva che scongiuri l’annunciato intervento del governo sul salario minimo legale.

I sindacati propongono l’estensione erga omnes dei minimi salariali contrattuali, attraverso un intervento legislativo di sostegno che dia attuazione all’articolo 39 della Costituzione, come alternativa al salario minimo legale, che suona alle orecchie dei sindacati come un attacco alla contrattazione e che rischierebbe di produrre un abbassamento generalizzato dei salari.

Al contrario, per Cgil, Cisl e Uil il contratto nazionale «deve uscire dalla sola logica della salvaguardia del potere d’acquisto» con aumenti determinati in base a dinamiche macroeconomiche, indicatori di crescita, andamenti settoriali. «Dall’attuale contesto economico – ha spiegato il segretario confederale della Cisl, Gigi Petteni – caratterizzato da un’inflazione prossima allo zero, nasce la nostra proposta sul salario per uscire dal vincolo esclusivo del riferimento all’inflazione. Aver ancorato la dinamica salariale all’evoluzione degli indicatori macroeconomici significa che il salario può andare oltre l’inflazione».

Alla contrattazione di secondo livello (aziendale o territoriale) viene trasferita la gestione negoziale delle variabili organizzative che concorrono alla crescita della produttività (orari di lavoro, inquadramenti, sicurezza), da distribuire con il salario aggiuntivo di produttività. La partecipazione alla governance aziendale (nelle imprese che hanno adottato il modello duale), organizzativa o economico-finanziaria è un altro punto della proposta che punta a ricondurre alla contrattazione le nuove procedure sui licenziamenti economici collettivi e disciplinari.

Il confronto tra le parti sociali non si preannuncia facile, almeno a giudicare dalle prime reazioni che arrivano dalle imprese. Secondo il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, la proposta sindacale è già superata dai contratti di categoria. Respinge le critiche la leader della Cgil, Susanna Camusso sostenendo che «è una cosa vecchia pensare che si può continuare a proporre a questo Paese la ricetta della competizione al ribasso senza cogliere che si vuole aprire una stagione nuova». Nell’annunciare che il confronto sarà esteso a tutte le associazioni datoriali, Camusso ha aggiunto: «Non si fanno piattaforme per fare accordi a prescindere, si fanno accordi se si trova punto di mediazione».

Sulla stessa lunghezza d’onda il numero uno della Uil, Carmelo Barbagallo, che si rivolge così a Confindustria: «Se c’è qualcuno in ritardo sul confronto sono loro, se vogliamo seriamente confrontarci sul nostro modello di riforma si facciano avanti».

Il leader della Fim-Cisl, Marco Bentivogli, ha evidenziato alcune criticità della proposta, pur avendo votato a favore: «È contraddittorio caricare di ulteriore ruolo salariale il Ccnl e puntare sulla contrattazione decentrata – ha detto -. La deflazione deve essere un’occasione per sviluppare la contrattazione decentrata, non per rendere ancora più difficile il rinnovo dei contratti nazionali. L’aumento dei salari reali può avvenire solo liberando appieno la contrattazione decentrata». Il leader delle tute blu della Cisl ha lanciato un monito: «L’unità ritrovata non deve riaprire una stagione di sole piattaforme, che non avviano neanche negoziati – ha concluso -. Non dobbiamo preoccuparci degli attacchi esterni, ma del rischio di inconcludenza e irrilevanza della nostra azione».

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