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Partite Iva false: chance di regolarizzazione

Anche le partite Iva, al pari dei co.co.co., dovranno passare il vaglio della norma del decreto legislativo 81/2015 operativa dal 1° gennaio (articolo 2).
Tutti i rapporti di collaborazione autonoma che presentino le caratteristiche previste dalla norma (personalità e continuatività della prestazione, etero-organizzazione) saranno di fatto ricondotti nell’alveo del lavoro subordinato, mediante applicazione della relativa disciplina.

Se “diventino” subordinati o rimangano autonomi con applicazione delle norme della subordinazione è questione che può appassionare la dottrina, ma è sostanzialmente priva di rilievo pratico.

Quel che conta è che tutti i collaboratori per i quali è il committente a decidere “quando” e “dove” lavorare godranno di tutti i trattamenti e le tutele dei lavoratori dipendenti.

La titolarità di una partita Iva non costituisce dunque uno “scudo” contro l’applicazione della norma. Anche se i rapporti genuinamente autonomi assoggettati a Iva non dovrebbero, per loro natura, neppure avvicinarsi alle caratteristiche che fanno scattare l’applicazione del regime della subordinazione.

L’Iva si applica infatti quando vi sia «esercizio di arti o professioni», cioè «esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo» (articoli 1 e 5 del Dpr 633/72).

Qualora però una collaborazione rivesta le caratteristiche della continuità e del coordinamento con l’organizzazione del committente si esce dal campo Iva.

La legge Fornero aveva istituito un complicato sistema di presunzioni (e di eccezioni alle medesime) che riconduceva alle collaborazioni coordinate e continuative (e quindi alla necessità del progetto) i rapporti a partita Iva con caratteristiche di continuità nel tempo, di dipendenza economica dal committente e di inserimento in una delle sue sedi. In questo modo le partite Iva non genuine venivano considerate co.co.co. prive di progetto, e per tale via riqualificate come lavoro subordinato.

Ora le presunzioni sono scomparse insieme al progetto, ma questo non significa impunità per i rapporti a partita Iva non genuini. Anzi. Sono destinate a sopravvivere solo quelle collaborazioni a partita Iva che abbiano caratteristiche genuinamente autonome, in cui è il collaboratore a decidere le modalità, i tempi e il luogo della prestazione. Come del resto dovrebbe essere coerentemente con la natura stessa del rapporto, incompatibile non solo con l’etero-organizzazione, ma perfino con il semplice coordinamento.

Quanto ai rapporti in essere, per le partite Iva (come per i co.co.co.) di dubbia genuinità (ma non ancora oggetto di accertamenti ispettivi) c’è dal 1° gennaio 2016 la via d’uscita della stabilizzazione prevista dall’articolo 54 del Dlgs 81/2015: assunzione con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato (a tutele crescenti) e condono degli illeciti amministrativi, fiscali e contributivi, a condizione che si raggiunga con il lavoratore una conciliazione per il passato e che sia garantita una durata minima del rapporto di 12 mesi, salvo il recesso per ragioni disciplinari. Con l’ulteriore vantaggio (che avrebbe però bisogno di una conferma ufficiale) del pur ridotto sgravio contributivo previsto dalla legge di stabilità 2016 per le nuove assunzioni.

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