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Fare il tagliando all’azienda dopo il Jobs act

Fare un tagliando all’azienda per aggiornare gli strumenti di lavoro, i modelli contrattuali, le prassi e le regole seguite sino a oggi.
È l’esigenza che si presenta alle aziende all’indomani dell’attuazione del Jobs act (la legge delega 183/2014), affidata a ben otto decreti legislativi. Dalle lettere di assunzione a quelle sulle mansioni, dalla tenuta del Libro unico del lavoro ai controlli a distanza, sarà bene identificare le procedure da modificare e gli interventi da fare.

Innanzitutto, il decreto sulle tutele crescenti (Dlgs 23/3015) fa sorgere l’esigenza di modificare le lettere di assunzione e i codici disciplinari: per evitare di cadere in pericolose questioni interpretative, è infatti opportuno riscrivere i contratti, specificando in maniera chiara la volontà di applicare la nuova disciplina sui licenziamenti.

Il decreto sulle tutele crescenti cambia anche la procedura da seguire per i licenziamenti fondati su un giustificato motivo oggettivo: va in soffitta (per i nuovi assunti) la procedura di conciliazione preventiva, e torna in vigore la disciplina che consentiva di licenziare senza esperire la fase amministrativa. Cambia quindi anche il contenuto delle lettere di licenziamento, e diventa più rapida la procedura da applicare per la loro consegna. La nuova conciliazione impone anche l’aggiornamento dei modelli di accordo usati fino a oggi: il tradizionale verbale transattivo potrà, infatti, essere arricchito da una nuova sezione, dove si darà conto dell’eventuale esperimento della procedura di conciliazione.

Tutti questi cambiamenti sono, peraltro, efficaci solo per i lavoratori assunti dal 7 marzo del 2015, mentre per gli altri lavoratori continuano ad applicarsi le vecchie regole: questa convivenza di regimi si traduce, a livello aziendale, nella necessità di creare un doppio binario procedurale, uno per i vecchi assunti, e l’altro per i nuovi.

Il problema del doppio binario non si pone, invece, per il decreto legislativo 81/2015 che ha riorganizzato in un unico «codice» tutti i rapporti di lavoro flessibili e speciali, perché queste innovazioni si applicheranno a tutti i lavoratori; nonostante questa semplificazione, sono necessarie diverse modifiche a livello aziendale.

Devono essere infatti aggiornati tutti i riferimenti normativi contenuti nei modelli di contratto. Il lavoro a tempo determinato abbandona lo storico Dlgs 368/2001, la somministrazione di manodopera non è più incardinata nel Dlgs 276/2003, così come l’apprendistato non è più regolato dal Testo unico del 2011: tutti gli standard di contratto devono, oggi, fare riferimento solo al Dlgs 81/2015.

Questi modelli contrattuali dovranno essere rivisti anche nel contenuto, essendo cambiata la disciplina di ciascun rapporto, seppure con intensità diverse.

Vanno in soffitta anche gli standard di contratto di collaborazione a progetto, che devono essere sostituiti da un nuovo tipo di contratto di collaborazione coordinata e continuativa, non più centrato sul progetto ma costruito intorno a un rapporto nel quale il committente non esercita alcun potere organizzativo.

Anche la riforma delle mansioni e dei controlli a distanza impone un adeguamento delle formule aziendali. Per le mansioni, bisogna eliminare dai nuovi modelli di assunzione i riferimenti al concetto di equivalenza, che cede il passo alla nozione di mansioni appartenenti allo stesso livello di inquadramento.

Per i controlli a distanza, diventa necessario aggiornare l’informativa prevista dall’articolo 13 del Codice della privacy (in modo da ottenere la piena utilizzabilità delle informazioni acquisite), ed è opportuno identificare quali sono gli strumenti che, risultando funzionali allo svolgimento della prestazione lavorativa, sono sottratti alle procedure di autorizzazione preventiva in sede amministrativa o sindacale.

Un pacchetto corposo di innovazioni è contenuto anche nel Dlgs 151/2015, che introduce diverse modifiche procedurali in materia di tenuta del Libro unico del lavoro, di gestione del collocamento obbligatorio, di sicurezza sul lavoro e di distacco internazionale.

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