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Pensioni «blindate» in caso di deflazione, no tax area a 8mila euro

Anche se la variazione dei prezzi utilizzata come riferimento per la rivalutazione degli importi previdenziali sarà negativa, gli assegni non potranno diminuire.
È questa una delle novità introdotte nella legge di Stabilità 2016 durante il passaggio alla Camera. La disposizione, che non ha scadenza, previene un’eventualità che si potrebbe verificare per la prima volta a gennaio 2017, in occasione del conguaglio della rivalutazione sulla base della variazione dell’indice dei prezzi del 2015, che molto probabilmente sarà negativo.

È valida invece solo quest’anno la decisione di non effettuare il conguaglio tra la rivalutazione provvisoria riguardante il 2015 applicata finora (era dello 0,3%) e quella definitiva (pari allo 0,2%).
Ciò avrebbe comportato un prelievo, sull’assegno di gennaio 2016, pari allo 0,1% di quanto incassato complessivamente quest’anno. Tuttavia il conguaglio è solo rimandato di un anno e quindi, salvo ulteriori interventi, i pensionati dovranno comunque restituire l’importo a inizio 2017.

Il passaggio alla Camera ha portato anche la cancellazione della penalizzazione per chi è andato in pensione anticipata prima dei 62 anni (1% per ognuno dei primi due anni e 2% per ogni ulteriore anno) nel triennio 2012-2014. La riduzione, prevista dal decreto legge 201/2011, era già stata eliminata per il 2015, ma non per i pensionamenti pregressi. Ora l’abbuono viene esteso, ma solo con effetto dagli assegni del 2016 e quindi non ci sarà un recupero di quanto decurtato finora.

Si è poi intervenuti modificando alcune previsioni già contenute nel progetto di legge di Stabilità presentato dal governo. È il caso dell’opzione donna, cioè della possibilità, per le lavoratrici, di andare in pensione a 57 o 58 anni e 3 mesi (se dipendenti o autonome) a fronte del ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo invece di quello misto. Rispetto a quanto previsto finora, le interessate dovranno maturare i requisiti e non più la decorrenza della pensione entro la fine di quest’anno. Secondo le stime contenute nella relazione tecnica alla legge di Stabilità, saranno 32.800 le lavoratrici che sfruttando questa possibilità andranno in pensione tra il 2016 e il 2018, a cui se ne aggiungeranno altre 3.250 che, pur potendo smettere di lavorare già quest’anno, per loro scelta andranno in pensione successivamente.

Nel passaggio alla Camera si è tentato, senza successo, di non applicare al requisito dei 57 o 58 anni i 3 mesi aggiuntivi derivanti dall’adeguamento all’aspettativa di vita. Però, recependo le indicazioni della commissione Lavoro, è stato previsto un monitoraggio delle aderenti all’opzione e dei relativi costi. Eventuali risparmi sulla spesa ipotizzata, ritenuta eccessiva da diversi parlamentari, tra cui il presidente della commissione, Cesare Damiano, dovranno essere utilizzati per ulteriori estensioni dell’opzione donna.

Altra modifica è l’applicazione già dal 2016 della no tax area ampliata da 7.500 a 8.000 euro per gli over 75 e da 7.500 a 7.750 per chi non supera i 75 anni. Nella prima versione della legge di Stabilità, l’efficacia dell’estensione era prevista dal 1° gennaio 2017.

Confermata e inalterata, invece, la settima salvaguardia a compensazione dell’inasprimento dei requisiti introdotti dalla riforma previdenziale di fine 2011. A fronte dell’andamento dei primi sei interventi di salvaguardia, i posti già previsti sono stati ridotti da 170.230 a 146.166 e contemporaneamente ne sono stati aggiunti altri 26.300 per un costo di 2 miliardi di euro tra il 2016 e il 2023, oltre a prevedere coperture aggiuntive per altri 5.000 lavoratori già rientranti nelle salvaguardie precedenti.Per la maggior parte delle categorie di lavoratori coinvolti si estende di un anno (fino al 6 gennaio 2017) il termine utile per maturare la decorrenza della pensione con i requisiti richiesti prima della riforma.

Confermato, infine, il congelamento al 27% per l’anno prossimo dell’aliquota contributiva a carico degli iscritti in via esclusiva alla gestione separata dell’Inps.

Gli interventi sul fronte previdenziale non sono ritenuti sufficienti dai Cgil, Cisl e Uil che ieri hanno riunito gli attivi interregionali dei quadri e dei sindacati in tre manifestazioni a Torino, Firenze e Bari. Obiettivo, una controriforma delle pensioni che introduca maggiore flessibilità in uscita e apra il mercato del lavoro ai giovani.

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