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Deroghe alle collaborazioni solo con sindacati rappresentativi

Risposta ad interpello del Ministero del Lavoro
È stata avanzata istanza di interpello al Ministero in merito agli elementi necessari per qualificare l’accordo collettivo previsto dall’articolo 2, comma 2 lett. a), del Dlgs n. 81/2015 come accordo stipulato da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Il ministero del Lavoro, con risposta ad interpello 15 dicembre 2015, n. 27, rammenta il disposto di cui all’articolo 2 sopra citato, secondo il quale a decorrere «dal 1° gennaio 2016, si applica la disciplina del rapporto di lavoro subordinato anche ai rapporti di collaborazione che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro. La disposizione di cui al comma 1 non trova applicazione con riferimento: a) alle collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore (…)».

Al riguardo, fermo il principio di “libertà sindacale”, il Ministero osserva che il Legislatore ha, da tempo, inteso far discendere determinati effetti giuridici esclusivamente dagli accordi collettivi sottoscritti da organizzazioni in possesso del requisito della maggiore rappresentatività in termini comparativi, con l’evidente finalità di sollecitarne l’applicazione.

In relazione a quanto sopra, il Dicastero richiama le proprie circolari del 9 novembre 2010 e del 6 marzo 2012, del 5 giugno 2012 n. 13, nonché gli indici sintomatici già indicati dalla consolidata giurisprudenza della Corte di cassazione, cui occorre fare riferimento ai fini della verifica comparativa del grado di rappresentatività in questione:

  • numero complessivo dei lavoratori occupati (probabilmente il Ministero ha inteso qui riferirsi ai lavoratori iscritti);
  • numero complessivo delle imprese associate;
  • diffusione territoriale, desunta dal numero di sedi presenti sul territorio e ambiti settoriali;
  • numero dei contratti collettivi nazionali sottoscritti.

Sul punto, nell’interpello è anche menzionata la giurisprudenza amministrativa (cfr. Tar Lazio sent. n. 08865/2014), la quale ha evidenziato come l’avverbio «comparativamente» introduca un elemento di confronto tra i predetti parametri, con la conseguenza che la maggiore rappresentatività delle organizzazioni stipulanti accordi collettivi è desunta da una valutazione comparativa degli indici sintomatici di cui sopra. Le medesime argomentazioni sono state riprese dallo stesso Tar del Lazio, sez. Terza Bis, nella sentenza n. 8765/2015.

Pertanto, il Ministero ritiene che l’esclusione di cui all’articolo 2, comma 2, del Dlgs n. 81/2015 operi in relazione alle sole collaborazioni che trovano puntuale disciplina in accordi sottoscritti da associazioni sindacali in possesso del maggior grado di rappresentatività determinata all’esito della valutazione comparativa degli indici summenzionati. Viceversa, la stipulazione di contratti collettivi privi dei requisiti in questione, pur legittima ai sensi del principio di libertà sindacale di cui all’articolo 39 Cost., non può impedire l’applicazione dell’articolo 2 citato cosicché, a partire dal 2016, ai rapporti di collaborazione «che si concretano in prestazioni di lavoro esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi e al luogo di lavoro», previsti da detti contratti, si applicherà la disciplina del rapporto di lavoro subordinato.

Nel quadro delineato dal Ministero si devono segnalare talune stipulazioni che, pur intendendo espressamente derogare all’articolo 2 del Dlgs 81 cit., suscitano perplessità in ordine al requisito della maggiore rappresentatività comparata. Si può citare il Ccnl stipulato in data 6 agosto 2015 da Federterziario-Scuola e Ugl-Scuola, nonché l’accordo-quadro per la regolamentazione dei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa per i collaboratori telefonici che operano nelle aziende del settore dei call centers in outsourcing, stipulato il 6 luglio 2015 da Assocall e Ugl terziario nazionale.

Tali accordi risultano, infatti, sottoscritti da organizzazioni isolate e dunque di incerta rappresentatività in relazione agli indici individuati, sicché la loro idoneità a derogare la nuova disciplina delle collaborazioni etero-organizzate è tutta da verificare.

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