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Superminimo riassorbibile anche a distanza di tempo

Cassazione: ininfluente che l’opzione non sia utilizzata subito.
Qualora a un lavoratore sia stato riconosciuto un importo a titolo di superminimo nella lettera di assunzione deve escludersi la non riassorbibilità di tale importo anche se ciò non è concretamente avvenuto per alcuni anni (circa tre e mezzo nel caso esaminato dalla Corte). L’assorbibilità è esclusa solo nell’ipotesi in cui gli accordi collettivi prevedano diversamente o il lavoratore riesca a dimostrare la natura di «compenso speciale» dell’eccedenza di retribuzione, sorretta da un «autonomo titolo», riconducibile a «particolari meriti o alla speciale qualità o maggiore onerosità delle mansioni svolte dal dipendente».

Lo conferma la Corte di cassazione con sentenza 24643/2015, accentuando un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato. In particolare un lavoratore ha lamentato che l’importo riconosciuto in sede di assunzione è stato illegittimamente assorbito in forza di accordi collettivi successivi. In particolare, nel caso esaminato, la contrattazione collettiva ha regolato per la prima volta rapporti di lavoro preesistenti e ha previsto che, laddove il nuovo trattamento retributivo fosse risultato inferiore a quello precedente, la relativa differenza sarebbe stata mantenuta quale assegno ad personam, dichiarato assorbibile (anche se solo in caso di passaggio di grado e/o qualifica del lavoratore).

Il dipendente, a cui mai era stato assorbito un aumento in precedenza, ha contestato l’illegittimità della modificazione in peius, ritenendo che il contratto individuale di lavoro, non prevedendo l’assorbimento, non lo consentisse (e non fosse derogabile da successive disposizioni collettive). La vicenda è risultata complicata dal fatto che il primo accordo collettivo è stato superato da un ulteriore accordo collettivo e che solo sulla base di quest’ultimo il datore ha proceduto all’assorbimento, non essendosi prima verificate le condizioni (passaggio di grado e/o qualifica del lavoratore).

Per la Cassazione ha assunto carattere decisivo il fatto che la lettera di assunzione non prevedesse alcunché in ordine all’assorbibilità o meno del superminimo, non essendo del resto neppure state specificate le ragioni fondanti tale attribuzione. Assenza di previsioni specifiche a cui consegue, secondo la Cassazione, l’esclusione della non riassorbibilità. Dal momento che il superminimo originale era assorbibile, legittima è apparsa alla Corte anche la clausola collettiva che lo ha usato per istituire un nuovo assegno ad personam assorbibile e del pari legittimo il successivo accordo collettivo sulla base del quale l’assorbimento è stato infine operato.

La Cassazione ha altresì ritenuto infondata la contestazione del lavoratore in merito all’inefficacia nei suoi confronti della contrattazione collettiva, stante il fatto che questa ha previsto una transazione a suo dire mai perfezionata. I giudici, oltre a ritenere che fosse stata provata l’accettazione del nuovo trattamento economico, hanno preso spunto da questa seconda obiezione per una precisazione. La Corte ha infatti sottolineato come la mancata formalizzazione di un accordo transattivo non avrebbe comunque potuto far rivivere l’importo ad personam riconosciuto al lavoratore in sede di assunzione, essendo stato già validamente sostituito dal primo contratto collettivo. Di fatto la Corte ha escluso che il trascorrere del tempo senza alcun assorbimento possa impedire assorbimenti successivi.

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