Filtra per categoria

Rappresentanza, accordo esteso al commercio

Soglia minima del 5% per i sindacati, necessaria per essere ammessi ai tavoli negoziali.
Esigibilità dei contratti nazionali sottoscritti da sigle che rappresentano il 50%+1, previa consultazione certificata dei lavoratori a maggioranza semplice.

Possibilità, nell’ambito della contrattazione di secondo livello, di modificare alcuni istituti dei Ccnl che disciplinano la prestazione lavorativa (orari, organizzazione del lavoro e costi). Sono alcuni dei capisaldi dell’accordo interconfederale firmato ieri da Confcommercio, Cgil, Cisl e Uil, mutuato dal Testo unico sottoscritto tra sindacati e Confindustria nel gennaio del 2014 già siglato dalle Cooperative e dalle aziende pubbliche di Confservizi.

Il testo illustrato dal presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, dai segretari generali della Cgil, Susanna Camusso, e della Uil, Carmelo Barbagallo, e dal segretario organizzativo della Cisl, Giovanna Ventura misura la rappresentatività con quattro indicatori: il numero degli iscritti (le deleghe per la trattenuta in busta paga); i voti ottenuti alle elezioni delle Rsu; le vertenze individuali, plurime e collettive rappresentate nel triennio precedente (accordi di Cig, mobilità contratti di solidarietà); le pratiche per la disoccupazione certificabili dall’Inps. Le organizzazioni firmatarie sono vincolate al rispetto dell’accordo, anche a livello di categoria.

È previsto, inoltre, che i contratti di secondo livello definiscano clausole di tregua sindacale per garantire l’esigibilità degli impegni assunti. «Questo accordo va oltre i confini dei suoi contenuti – ha commentato Carlo Sangalli-. Si definiscono pesi e misure della rappresentanza sindacale, regole e obiettivi. Segno che le parti sociali sono vive in un tempo in cui la cultura della disintermediazione tende a sminuire il valore dei corpi sociali, sino ad arrivare ad ipotizzare un salario minimo legale». Il salario minimo legale – su cui il governo ha ipotizzato un intervento in attuazione della delega sul Jobs act, in assenza di un accordo tra le parti sociali sul nuovo modello contrattuale – per Sangalli è «un errore da evitare che potrebbe costare molto caro al Paese».

In polemica con l’Esecutivo, Camusso ha aggiunto: «Siamo consapevoli di andare controcorrente, questa è una stagione in cui si racconta che non c’è bisogno di rappresentanza e che il governo non ha bisogno del confronto con le parti sociali». Per Barbagallo «nel momento di crisi che stiamo affrontando occorre la massima coesione con le parti sociali e i corpi intermedi, se ne facciano una ragione». Ventura ha sottolineato che «abbiamo definito le regole contrattuali senza bisogno di un intervento di legge. Il contratto deve essere lasciato all’autonomia delle parti».

-->