Filtra per categoria

Politiche attive ancora in stand by

A quasi due mesi dall’entrata in vigore del decreto legislativo 150/2015 il riordino dei servizi all’impiego e delle politiche attive stenta a diventare operativo, anche per mancanza di “direttive” interpretative e di disallineamenti normativi. Tra l’altro manca il sistema informativo unico o unitario che dovrebbe costituire il “sistema nervoso” della nuova organizzazione del mercato del lavoro.

Il decreto prevede che l’accertamento dello stato di disoccupazione avvenga in via telematica, attraverso l’iscrizione al portale nazionale delle politiche attive gestito dall’Anpal, con cui il disoccupato dovrà dichiarare l’immediata disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa (Did) e alla partecipazione alle misure di politica attiva del lavoro concordate nel «patto di servizio personalizzato»(articolo 19, comma 1).

Per i percettori di forme di sostegno al reddito, la domanda dell’assegno all’Inps equivale al rilascio della Did online ed è notificata dall’istituto di previdenza all’Anpal per l’inserimento nel sistema informativo unitario. Nei 30 giorni successivi alla Did online i disoccupati senza Naspi dovranno contattare i centri per l’impiego (Cpi) per la conferma dello stato disoccupazione e per la stipula del patto di servizio. Per i percettori di Naspi, questo termine è ridotto a 15 dalla domanda all’Inps.

Decorsi inutilmente questi termini, i Cpi dovranno convocare tutti i disoccupati che hanno presentato la Did online o che hanno richiesto la Naspi all’Inps, nei termini previsti da un decreto ministeriale non ancora emanato. In ogni caso, in assenza di convocazione entro 60 giorni dalla registrazione, i disoccupati percettori di Naspi potranno richiedere con posta elettronica le credenziali all’Anpal per completare il profiling in via telematica e richiedere l’assegno di ricollocazione, dopo quattro mesi di disoccupazione.

Sarebbe utile precisare che il nuovo accertamento dello stato di disoccupazione non richiede un intervento amministrativo certificatorio dei nuovi centri per l’impiego, a differenza di quanto previsto in passato. Infatti il decreto legislativo prevede che è disoccupato chi è privo di lavoro ed è registrato sul portale nazionale, che ha rilasciato la Did e si è dichiarato disponibile a partecipare alle misure di politica attiva del lavoro. Inoltre, la nuova disciplina si limita a prevedere che ci sia solo la conferma dello stato di disoccupazione, recandosi al Cpi per la profilazione e la sottoscrizione del patto di servizio personalizzato. Peraltro questa attività confermativa è solo eventuale, dal momento che dopo 60 giorni dalla registrazione, in assenza di convocazione, si può richiedere il rilascio delle credenziali per accedere direttamente alla procedura telematica di profilazione per ottenere l’assegno di ricollocazione.

In secondo luogo, sarebbe utile precisare che il patto di servizio non è un atto amministrativo ma il primo momento del percorso di politica attiva in cui il disoccupato e l’operatore del servizio per l’impiego concordano il set di misure più idonee alla collocazione o al reinserimento lavorativo della persona, proporzionato in base ai risultati del profiling.

Infine, sarebbe opportuno valorizzare la gestione informatica dei procedimenti, eventualmente rimandando a possibili interventi di modifica del decreto il cambiamento della previsione che impone il contatto e la convocazione fisica dei disoccupati da parte dei Cpi, al solo scopo di stipulare un patto di servizio, anch’esso gestibile in via telematica con i conosciuti protocolli informatici di identificazione dell’utente e di sottoscrizioni in forma digitale. Posto che anche il patto di servizio non è un atto amministrativo, ma un accordo tra due parti, costringere i disoccupati a passare fisicamente dai Cpi per la sua stipula potrebbe solo congestionare le sedi e relegarli allo svolgimento di attività diverse da quelle di erogazione dei servizi.

Occorre poi recuperare l’istituto della conservazione dello stato di disoccupazione, per cui possano continuare a mantenerlo coloro che percepiscono redditi al di sotto della soglia di tassazione, come peraltro è previsto per i percettori di Naspi e Dis-coll che svolgono attività lavorative in forma subordinata, autonoma o di impresa individuale, dalle quali derivi un reddito a cui corrisponde un’imposta netta pari a zero, anche per effetto delle detrazioni spettanti (che per il 2015 è pari a 8mila euro annui per i redditi da lavoro dipendente), purché comunichino all’Inps il reddito annuo previsto. Diversamente, si amplierebbe troppo la diversità di trattamento tra i disoccupati percettori di Naspi e i disoccupati senza Naspi.

-->