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Mobilità e delimitazione ad alcuni lavoratori dei criteri di scelta

Bacino «incerto» per la mobilità
La Cassazione torna sull’applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori da collocare in mobilità in caso di ristrutturazione di un determinato reparto o settore aziendale con due pronunce che, a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, rivelano un insanabile contrasto all’interno della stessa sezione lavoro della Corte.

L’articolo 5 della legge 223/1991 impone all’azienda che intenda ridurre il proprio personale di selezionare i lavoratori da licenziare sulla base di una graduatoria che tenga conto dei carichi di famiglia e dell’anzianità aziendale. La platea dei lavoratori da mettere in graduatoria deve essere individuata, a sua volta, in relazione alle «esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale», così da limitarsi alle sole figure lavorative potenzialmente interessate dal progetto di ristrutturazione e non coinvolgere coloro che, per tipo di mansioni o collocazione aziendale, nulla hanno a che vedere con le esigenze di riduzione del personale manifestate dall’azienda. La delimitazione del gruppo di lavoratori a cui applicare i criteri di selezione risulta ben più complessa nella realtà applicativa e il contrasto giurisprudenziale è sorto in merito alla ristrutturazione di uno specifico e autonomo reparto aziendale.

Secondo un primo orientamento, infatti, in tale ipotesi il datore di lavoro non potrebbe limitare la scelta dei lavoratori da porre in mobilità alle sole figure professionali addette al reparto o settore ove sono ravvisati gli esuberi, ma dovrebbe, nel rispetto del principio di buona fede e correttezza, estenderla ai dipendenti addetti ad altri reparti che siano comunque in possesso di una professionalità equivalente. Questo principio è stato da ultimo ribadito, il 16 ottobre dalla sentenza 21015/2015, che ha peraltro dato atto dell’esistenza di un preesistente contrasto giurisprudenziale in materia. Senonché, a pochissimi giorni di distanza, la Suprema corte (sentenza 21476/2015 del 21 ottobre) – trovandosi a decidere su un caso analogo – ha avallando il diverso filone interpretativo (si vedano le sentenze 203/2015 e 4678/2015), secondo cui deve ritenersi legittima la delimitazione della platea dei lavoratori tra cui effettuare la comparazione ai soli addetti dello specifico reparto o settore ove si collocano gli esuberi.

Gli operatori si trovano dunque, ancora una volta, di fronte a un clamoroso contrasto giurisprudenziale. Non può dunque che auspicarsi, in proposito, un pronto intervento chiarificatore delle sezioni unite.

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