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La chiusura evitabile azzera la Cig

Non spetta la cassa integrazione per un’interruzione di attività determinata da un incendio avvenuto nei locali produttivi, incendio a sua volta agevolato dal mancato funzionamento dell’impianto.

Questo è il principio espresso dal Tar di Napoli con la sentenza 5039/15. Nel caso specifico, si discuteva di un sinistro avvenuto in un calzaturificio il cui titolare non aveva dimostrato di aver predisposto, a monte, la necessaria attività di manutenzione ordinaria e di controllo dell’impianto antincendio.

La norma che regola la materia (articolo 1 della Legge 164/75) si riferisce a situazioni aziendali dovute ad eventi transitori e non imputabili all’imprenditore o agli operai, cioè è necessaria l’assoluta estraneità dell’evento rispetto alla volontà o alle azioni dei soggetti interessati, sotto i profili della prevedibilità dell’evento e della responsabilità.

In altri termini, i fatti dai quali possa derivare una contrazione o una sospensione dell’attività d’impresa devono risultare di “forza maggiore”, ed essere estranei anche alla sfera di responsabilità di soggetti diversi dall’imprenditore, con responsabilità indirette dell’evento interruttivo.

Nel caso del calzaturificio, l’imprudenza e negligenza dell’imprenditore avevano fatto sì che la sospensione forzata dell’attività lavorativa fosse imputata al vertice dell’azienda anche sulla base di altre circostanze: il fuoco infatti aveva distrutto una centralina Enel, dalla quale a sua volta dipendeva l’efficienza dell’impianto antincendio. I Vigili del fuoco avevano tuttavia accertato che, anche prima del black out elettrico, l’impianto non era entrato in funzione perchè carente di manutenzione.

In un caso analogo la Cassa integrazione è stata negata all’impresa danneggiata da un incendio, ma carente del certificato di prevenzione incendi, documento che risultava scaduto anni prima che si verificasse l’evento. Non ha avuto rilievo, in quel caso, la circostanza che, poco prima del sinistro, i Vigili del fuoco avevano imposto un adeguamento dei luoghi «entro 180 giorni». Questa dilazione, sottolinea il Consiglio di Stato (2009/2014) non assolve l’imprenditore, il quale oltretutto nel caso specifico lavorava materiale infiammabile.

Questi ragionamenti si affiancano alle nome che consentono una prosecuzione della Cassa solo per eventi «oggettivamente non evitabili» (articolo 6 della Legge 164/ 75), sicché non è forza maggiore la mera contrazione o cessazione delle commesse affidate ad una impresa da parte di una azienda che ne sia la sola committente, ovvero la drastica riduzione di forniture da parte del principale committente della azienda interessata. Ciò perchè gli eventi solo transitori, anche se non imputabili all’imprenditore o agli operai, non costituiscono di per sé quella “forza maggiore” che rende possibile il ricorso alla Cassa.

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