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Appalti con limite al ribasso del costo del personale

Consiglio di stato: appalti pubblici limite al ribasso
Anche se conveniente per la pubblica amministrazione, è «un’evidente anomalia del sistema» l’offerta con costi del personale più bassi di quelli stabiliti dal ministero del Lavoro se calcolati su contratti collettivi nazionali firmati da sindacati non «comparativamente più rappresentativi» a differenza di quanto richiesto dal codice appalti (Dlgs 163/2006).

L’ha chiarito il Consiglio di Stato – terza sezione, sentenza 4699/2015 – accogliendo il ricorso di una multiservizi contro l’affidamento della gestione del front office (prenotazioni, accettazioni, cassa) disposto da un’azienda ospedaliera a una concorrente con l’offerta economicamente più vantaggiosa (articolo 83 del codice ) e contro il giudizio di non anomalia sul ribasso (quasi il 30% su base d’asta di 14 milioni). Affidamento che ha superato il giudizio del Tar di Brescia (sentenza 1470/2014).

Per la ricorrente – e sul principio anche per la Cgil – l’aggiudicataria andava esclusa per aver offerto un costo orario più basso di oltre il 15% rispetto alle tabelle ministeriali di settore, poiché calcolato sui valori del Ccnl terziario e servizi siglato nel 2012 dal Cnai (Coordinamento nazionale associazione imprenditori), con un livello di rappresentatività «scarsissimo» e tale da rendere l’offerta non «congrua» secondo i criteri di individuazione delle offerte anormalmente basse del codice (comma 3-bis, articolo 86 ).

Per il ministero, «le organizzazioni sindacali sottoscrittrici del contratto Cnai non sono ascrivibili tra quelle comparativamente più rappresentative» e il contratto ha valori medi (costo orario e ore annue lavorate) più bassi di quasi il 7% rispetto a quelli sui servizi integrati – incluso il Ccnl 2011 tra Confindustria, Cgil, Cisl, Uil, Confapi e altri – considerati dall’ultima tabella (Dm 10 giugno 2013).

Palazzo Spada, ribadita la derogabilità dei paletti ministeriali senza «scostamenti eccessivi» e nel rispetto dei salari dei Ccnl (Consiglio di Stato 1743/2015), ha affermato che «una determinazione complessiva dei costi basata su un costo del lavoro inferiore ai livelli economici minimi fissati normativamente (o in sede di contrattazione collettiva) per i lavoratori del settore può costituire…indice di inattendibilità economica dell’offerta e di lesione del principio della par condicio dei concorrenti ed è fonte di pregiudizio per le altre imprese partecipanti alla gara che abbiano correttamente valutato i costi delle retribuzioni da erogare».

Secondo la sentenza «se si ammettono senza riserve offerte che sono formulate facendo applicazione di costi del lavoro molto più contenuti, oggetto di contratti collettivi di lavoro sottoscritti da sindacati non adeguatamente rappresentativi, si determinano pratiche di dumping sociale perché solo alcune imprese possono beneficiare di disposizioni che giustificano un costo del lavoro inferiore», mentre le altre «per essere competitive e non essere estromesse dal mercato, soprattutto in gare cd. labour intensive nelle quali è decisivo il costo del lavoro, sarebbero costrette poi ad utilizzare quegli stessi contratti collettivi che…offrono trattamenti retributivi inferiori, con una evidente alterazione del sistema».

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