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Produttività: dalla detassazione all’esonero totale

Premi, voucher, utili: tre carte per la produttività
Poco più di 8mila contratti di secondo livello, aziendali o territoriali, che nel giro di due anni (2013 e 2014) hanno portato in “dote” lo sconto sui premi di produttività, con il prelievo fiscale ridotto al 10 per cento.

Dopo il “black-out” di quest’anno, la nuova detassazione del Ddl Stabilità riparte da qui e diventa strutturale, con regole e limiti diversi. Ma con un punto fermo: il premio dovrà essere assegnato, come in passato, in virtù dei patti “integrativi” siglati tra datore e sindacati.

Gli obiettivi del Governo sono di utilizzare il budget stanziato (430 milioni per il 2016 e 589 negli anni successivi) per allargare la platea dei beneficiari. «Il bacino minimo – spiega Marco Leonardi, docente di Economia alla Statale di Milano e consigliere del Tesoro – è di 40mila aziende, considerando che gli accordi territoriali coinvolgono un gran numero di piccole imprese». Una platea che dovrebbe allargare il raggio grazie al cambio di rotta rispetto al passato.

Il restyling aggiungerà al “gruppo” i lavoratori con i redditi più elevati: il tetto annuo passa infatti da 40mila a 50mila euro lordi nell’anno precedente. Prendiamo il caso di un addetto che intasca un bonus da 2mila euro e ha introiti per 50mila: nel test di convenienza “vince” il 2016, quando la tassa sarà di 200 euro, mentre nel 2014 se ne sarebbero pagati 831 visto che il lavoratore superava il tetto annuo.

Saranno però penalizzati i premi oltre i 2mila euro (prima il limite era a 3mila euro), o superiore a 2.500 se c’è il coinvolgimento in commissioni paritetiche dei lavoratori. Un dipendente che riceve un premio di 3mila euro con un reddito di 30mila, nel 2014 pagava 300 euro, nel 2016 invece la tassa sarà più che doppia(si vedano gli esempi a lato).

Dal punto di vista delle regole, invece, se nel recente passato c’era un legame molto stretto tra premi e indicatori di “produttività”, dal 2016 saranno compresi tra le somme incentivate i bonus collegati ad aumenti di produttività, redditività, qualità, efficienza e innovazione, ma anche le forme di partecipazione agli utili dell’impresa.

All’interno di queste regole, l’impresa – se previsto da contratti di secondo livello – potrà anche decidere di riconoscere un voucher di welfare aziendale (esentasse) e pure il lavoratore potrà chiedere di sostituire, per intero o in parte, il premio di produttività con un “buono” da spendere, ad esempio, per servizi scolastici o per assistere i familiari anziani.

Per partire con il nuovo sistema saranno fondamentali le regole operative. Dal mondo produttivo arriva la richiesta di criteri semplici e chiari: per gli addetti ai lavori sarà fondamentale che il decreto ministeriale attuativo – con i principi a cui si dovranno attenere gli accordi di II livello – veda la luce in tempi rapidi (il termine è di 60 giorni dall’emanazione della legge di Stabilità). Altrimenti sarà vanificata la portata della norma perché le aziende non avranno il tempo di adottarne gli strumenti, e i lavoratori, come negli anni scorsi, non potranno beneficiare da subito della tassazione “leggera”. In più le imprese dovrebbero fare complicati conguagli di somme di produttività pagate in assenza di regole, e tassate, in prima battuta, con l’Irpef ordinaria: i continui cambi di rotta del passato hanno, infatti, creato diverse difficoltà gestionali.

Da verificare poi se nel nuovo regime potranno rientrare anche le intese per obiettivi già concluse prima del 2016 che stabiliscono il pagamento dei premi a partire dal prossimo anno.

Su questo fronte l’anticipazione per Il Sole 24 Ore dell’osservatorio sui contratti di II livello della Cisl – che a oggi conta 4.500 accordi – evidenzia che nel primo semestre 2015 i timidi segnali di ripresa dell’economia sembrano riflettersi anche sul trend dei contratti. A ridursi è la forbice tra gli accordi che trattano di crisi e quelli sul salario: il tema della crisi è ancora presente nel 52% delle intese, in calo però del 17%; quello del salario, invece, si registra nel 30% dei “patti” (+16% sul 2014). A prendere peso anche i temi della regolazione dell’orario di lavoro (+10%), i diritti di informazione, l’organizzazione e il welfare. «Dobbiamo dare respiro a queste tendenze – commenta Gigi Petteni, segretario confederale della Cisl responsabile della contrattazione -costruendo un quadro di riferimento per un nuovo modello contrattuale. Un segnale importante è il ripristino dell’agevolazione fiscale per il salario di produttività. E sono innovazioni l’aver esteso lo sconto al welfare contrattuale e la previsione di un maggiore incentivo laddove l’organizzazione del lavoro veda il coinvolgimento dei lavoratori».

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