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Ritorna l’aliquota ridotta al 10% per i bonus sulla produttività

Il governo promuove lo sviluppo della retribuzione di risultato ripristinando vecchie agevolazioni fiscali e introducendone nuove che riguardano il welfare aziendale.
Con la legge di Stabilità viene resa permanente la “detassazione della retribuzione ” introdotta per la prima volta nel 2008 e poi prorogata di anno in anno , fatta eccezione per il 2015, con caratteristiche e requisiti modificati nel tempo.

L’impianto generale del beneficio fiscale è abbastanza simile a quello degli ultimi anni, ma con qualche novità, tra cui una delle più rilevanti è l’ampliamento del numero dei lavoratori che ne potranno beneficiare. Dal 1° gennaio 2016 i datori di lavoro potranno infatti applicare una imposta del 10% sostitutiva dell’Irpef e delle addizionali sui premi di risultato corrisposti agli addetti che nell’anno precedente hanno percepito redditi di lavoro dipendente fino a 50.000 euro (contro i 40.0000 del 2014). Diminuisce invece l’importo del premio soggetto al 10%, che passa a 2.000 euro (incrementabili a 2.500) contro i 3.000 del 2014.

Ma la novità più rilevante e apprezzabile consiste nell’aver individuato con chiarezza le somme detassabili, quali i premi di risultato nonché le somme erogate sotto forma di partecipazione agli utili (in luogo al riferimento generico al concetto di retribuzione di produttività, utilizzato fino al 2014). Con riguardo ai premi di risultato sono detassabili quelli di ammontare variabile la cui corresponsione sia legata a incrementi di produttività, redditività, qualità, efficienza ed innovazione, i cui criteri dovranno essere definiti con un decreto, da emanarsi entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge di Stabilità . Non sarebbe una cattiva idea, nell’ottica di semplificare le regole, se i criteri da adottare ai fini della detassazione fossero abbastanza simili se non identici a quelli utilizzati per lo sgravio contributivo.

Detassabili anche gli importi erogati sotto forma di partecipazione agli utili, che letteralmente interpretata sembrerebbe svincolata dal requisito dell’incremento di produttività. Deve trattarsi, si ritiene, di somme erogate non a titolo individuale, dal momento che anche queste devono essere previste nell’accordo collettivo.

È infatti confermato che entrambe le tipologie di somme devono essere erogate in esecuzione dei contratti collettivi territoriali o aziendali stipulati dalle Rsa, Rsu o dalle rappresentanze sindacali aziendali delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Questa previsione, introdotta nel 2011, sicuramente non favorirà le piccole aziende, prive di rappresentanze sindacali aziendali, soprattutto se le associazioni di categoria continueranno a ritenere applicabili gli accordi territoriali solo alle aziende aderenti.

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