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Legge di stabilità: solo piccola manutenzione per la previdenza

Nel cantiere-previdenza i fondi limitati obbligano alla piccola manutenzione
Nessun intervento di ampia portata in ambito previdenziale per aumentare la flessibilità del pensionamento. Per evitare di complicare ulteriormente la situazione e compiere errori, il governo alla fine ha preferito rimandare tutto al (prossimo) futuro. E per quanto riguarda il presente, le misure contenute nel disegno di legge di Stabilità 2016 devono farei i conti con le risorse a disposizione. Dove si è potuto (esodati) si è fatto ricorso fin dove consentito dalle regole di bilancio, ai risparmi degli anni passati. Per gli altri interventi il conto a carico dei pensionati stessi potrebbe essere presentato nel 2017.

Per quanto riguarda la flessibilità, il Ddl introduce comunque la possibilità di ridurre l’orario di lavoro con l’approssimarsi della maturazione dei requisiti minimi di vecchiaia. Quest’ultimo è una sorta di scivolo volontario verso la pensione che, a differenza delle ipotesi circolate nei mesi scorsi, non prevede una decurtazione dell’assegno previdenziale una volta raggiunti i requisiti. Tuttavia il lavoratore dovrà convivere con un taglio dello stipendio, seppur inferiore alle ore non lavorate, nel periodo in cui svolgerà attività part time.

Rientra nell’ambito della flessibilità, questo sì con un taglio dell’assegno previdenziale, l’intervento effettuato sulla cosiddetta “opzione donna”. All’opzione potranno accedere anche le donne che maturano i requisiti, e non la decorrenza, quest’anno. Su questo fronte, però, sono già stati annunciati emendamenti da parte della Lega Nord per eliminare l’adeguamento all’aspettativa di vita, quindi per concedere l’opzione già a 57 o 58 anni, come previsto in origine dalla legge 243/2004.

I 26.300 nuovi posti contenuti nell’ultimo, così dovrebbe essere, intervento di salvaguardia sono inferiori ai 50.000 richiesti dai comitati spontanei che rappresentano i più penalizzati dalla riforma Monti-Fornero. Ma, a dire il vero, i numeri finora testimoniano che le domande di salvaguardia presentate e approvate sono state meno delle previsioni.

Ulteriore intervento tampone per i professionisti iscritti in maniera esclusiva alla gestione separata dell’Inps: anche nel 2016 l’aliquota contributiva sarà del 27% invece di crescere come stabilito dalla legge 92/2012.

Per chi è già in pensione, invece, è stato previsto l’ampliamento della no tax area: per gli under 75 passerà da 7.500 a 7.750, mentre per chi ha almeno 75 anni salirà da 7.750 a 8.000 euro. Questa modifica al Testo unico delle imposte sui redditi (Dpr 917/1986) si applicherà dal 2017.

Ma poiché questi seppur non rivoluzionari interventi hanno un costo, sempre dal 2017, invece del ripristino della più favorevole perequazione stabilita dalla legge 388/2000, potrebbe rivivere il meccanismo introdotto dal governo Letta a fine 2013. Qui il condizionale è d’obbligo, perché in base alle bozze del disegno di legge il ritorno della “perequazione Letta” è certo, mentre il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha affermato che scatterà solo se non si troveranno fondi sufficienti nel corso del 2016.

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