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Riforma ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro

Apprendisti nel calcolo Cigs
Il 24 settembre è entrato in vigore il Dlgs 148/15 con il quale il legislatore, nell’ambito del Jobs act, ha riordinato (e, in parte, modificato) la normativa in materia di ammortizzatori sociali con riferimento agli strumenti di tutela in costanza di rapporto di lavoro.

Si tratta di un intervento che ha comportato (tra l’altro) la parziale abrogazione di norme precedenti, come gli articoli 1 e 2, nonché da 12 a 14 della legge 223/91.

A tale proposito, occorre comprendere se e come queste modifiche e abrogazioni interessino la disciplina dei licenziamenti collettivi contenuta nella legge 223/91.

Ad esempio, gli articoli 1 e 2 di tale legge disciplinavano le modalità di richiesta e di attuazione del programma d’intervento straordinario di cassa integrazione (oggi previsto dagli articoli da 20 a 25 del decreto 148/15): programma che, laddove ritenuto dall’impresa inidoneo a garantire il reimpiego di tutti i lavoratori sospesi e in assenza di misure alternative, in base all’articolo 4, consente di avviare la procedura di licenziamento collettivo.

Sarebbe stato opportuno che il legislatore coordinasse la nuova disciplina di accesso al trattamento straordinario con quanto previsto dall’articolo 4, magari procedendo alla mera modifica dell’inciso «attuazione del programma di cui all’articolo 1» con il riferimento all’articolo 20 del decreto.

Occorre registrare, peraltro, che proprio quest’ultimo articolo fa finalmente chiarezza rispetto al campo di applicazione delle norme sulla cassa integrazione straordinaria, sin qui contenuto in fonti legislative eterogenee, interpretate da numerose pronunzie giurisprudenziali: questa tipizzazione permette di meglio individuare le aziende che potranno accedere alla procedura di licenziamento collettivo di cui all’articolo 4 della legge 223/91.

Sotto il profilo soggettivo, poi, occorre segnalare che ai fini del raggiungimento del requisito numerico per la concessione del trattamento straordinario, sempre l’articolo 20 include espressamente gli apprendisti: si tratta, quindi, di una deroga all’esclusione prevista in via generale dall’articolo 47, comma 3 del Dlgs 81/15: è verosimile, quindi, che in futuro potrà avvalersi della procedura di cui all’articolo 4 della legge 223/91 un numero superiore di imprese.

Quanto, poi, agli aspetti procedurali di concessione del trattamento straordinario di integrazione salariale, si rileva che i termini adottati con il Dlgs 148/15 sono improntati a una maggiore celerità.

Al riguardo, l’articolo 25 stabilisce che la domanda di concessione dell’intervento in parola deve essere presentata – sia al ministero del Lavoro, sia alle Direzioni territoriali del lavoro competenti – «entro sette giorni dalla data di conclusione della procedura di consultazione sindacale o dalla data di stipula dell’accordo collettivo aziendale» di cui all’articolo 24.

Ciò significa che tali termini dovranno essere osservati anche quando, nell’ambito della procedura di cui all’articolo 4, le parti sociali dovessero trovare un accordo che sfoci, magari anche solo parzialmente (cosiddetti “accordi misti”), nella richiesta di misure alternative al licenziamento collettivo come, appunto, la cassa integrazione straordinaria.

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