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Lavoro a metà per tre anni, poi la pensione

Un part-time volontario negli ultimi tre anni di lavoro con una busta paga più pesante e la certezza di non perdere neanche un euro dei versamenti contributivi che costruiscono la pensione.
La soluzione messa a punto dai tecnici del ministro Giuliano Poletti prevede per gli over 63enni (l’anno prossimo il requisito per il pensionamento di vecchiaia è 66 anni e 7 mesi) un accesso all’orario ridotto in base a un accordo con il datore di lavoro, che verserà in busta paga l’intera contribuzione netta che avrebbe destinato all’Inps in caso di orario pieno. In questo modo la retribuzione finale non dovrebbe scendere sotto il 65% di quella piena in caso di riduzione oraria del 50%, con la garanzia della copertura figurativa al cento per cento assicurata dalla fiscalità generale.

La misura, che vale solo per il settore privato, non prevede alcun obbligo di assunzione aggiuntiva per le imprese, cosa invece prevista negli schemi di solidarietà espansiva, mentre per il lavoratore non è prevista alcuna novità sul fronte della maturazione del Tfr. A quanto si apprende il part-time incentivato verrà implementato con un successivo decreto ministeriale. Oggi si dovrebbe conoscere anche l’impegno finanziario che metterà il Governo per il prossimo triennio, che dovrebbe essere il periodo di sperimentazione della misura in vista delle norme ancora in fase di definizione sulla flessibilità previdenziale, che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha detto arriveranno nei prossimi mesi.

Fonti vicine al dossier ieri parlavano di 100 milioni, risorse che, è da immaginare, dovranno probabilmente compensarsi con quelle assicurate per gli sgravi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato da un lato (si è parlato di un miliardo circa), e dall’altro lato con la dote da garantire per gli altri interventi previdenziali dati per confermati: la conferma dell’”opzione donna” (stimata in 160 milioni per l’anno in corso per arrivare a 2,5 miliardi cumulati nel 2020). Fuori da questi nuovi impegni di spesa resta l’intervento di salvaguardia «definitivo» per gli esodati rimasti esclusi dalle sei operazioni passate (sarebbero 24-25mila e si arriverebbe a una cifra finale di 170mila comprendendo le salvaguardie già in corso). Da coprire in manovra, invece, i 500 milioni previsti per finanziare il recupero della perequazione delle pensioni tre volte sopra il minimo, quelle che hanno incassato il “bonus Poletti” quest’estate a seguito della sentenza della Corte costituzionale.

Si diceva delle nuove assunzioni. Il part-time potrebbe in molti casi dischiudere occasioni aziendali per forme di staffetta generazionale. In questo caso sui nuovi contratti a tempo determinato fatti dall’anno prossimo il Governo sta pensando a un dimezzamento della soglia di decontribuzione (quindi da 8.060 a circa 4.000 euro) per un biennio e non più per un triennio.

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