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Sì al licenziamento fondato sul Gps

È legittimo il licenziamento del dipendente che si allontana dalla sede di lavoro fondato sui rilievi del Gps installato sull’auto aziendale in dotazione al lavoratore.
Lo ha stabilito la Corte di cassazione con la sentenza 20440/15, pubblicata ieri.

La Suprema corte ha respinto il ricorso di un coordinatore di addetti alla nettezza urbana della provincia di Torino. Al lavoratore era stato addebitato di essersi allontanato dalla sede aziendale in orario lavorativo – tra le 6,30 e le 6,45 e tra le 10,45 e le 11,30 – e di trattenersi in bar o tavole calde «per conversare, ridere o scherzare coi colleghi». Per questo era stato licenziato, condannato in primo grado con ricorso respinto in sede d’appello.

Innanzitutto, secondo il giudice di merito, il lavoratore in questione aveva da contratto una pausa di lavoro compresa tra le 9 e le 9,10. Il lavoratore aveva sì autonomia operativa ma era anche tenuto al rispetto della pausa di lavoro. Inoltre, è lecito il controllo svolto dal datore, al di fuori dell’azienda, tramite guardie giurate o con investigatori privati o con l’uso di uno strumento di localizzazione come il Gps.

Anche la Cassazione ricorda infatti che lo Statuto dei lavoratori impone «modi d’impiego, da parte del datore di lavoro, delle guardie giurate, del personale di vigilanza e di impianti ed attrezzature per il controllo a distanza. I relativi divieti riguardano il controllo sui modi di adempimento dell’obbligazione lavorativa ma non anche comportamenti del lavoratore lesivi del patrimonio e dell’immagine aziendale. Non sono perciò vietati i cosiddetti controlli difensivi, intesi a rilevare mancanze specifiche e comportamenti estranei alla normale attività lavorativa nonché illeciti».

A maggior ragione al di fuori dei locali aziendali, «in luoghi in cui è più facile la lesione dell’interesse all’esatta esecuzione della prestazione lavorativa e dell’immagine dell’impresa, all’insaputa dell’imprenditore».

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