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In arrivo statuto del lavoro autonomo

Il lavoro autonomo verso lo Statuto
Il Governo sta lavorando a un collegato sul lavoro autonomo articolato in due parti: la prima, riguardante gli aspetti fiscali e previdenziali sarà inserita nella prossima legge di stabilità; la seconda sarà uno Statuto del lavoro autonomo, contenente diritti e regole, che toccherà anche i professionisti (è di ieri il primo incontro del comitato costituito dal Governo per la gestione delle risorse Ue 2014-2020 per Pmi e professionisti, cui hanno partecipato Adepp e Confprofessioni).

L’anticipazione di un’operazione «che non ha precedenti nel nostro ordinamento» è stata fornita dal professor Maurizio Del Conte, consigliere giuridico della Presidenza del consiglio, intervenuto ieri alla sesta edizione di «Tuttolavoro», il convegno organizzato dal Sole 24 Ore per fare il punto sul Jobs act. Una riforma, quella nata con la delega 183/2014, promossa da tutti i partecipanti e che ha già fornito risultati confortanti sul fronte del ricollocamento dei lavoratori investiti dalla crisi, con 91mila nuovi posti fissi in più certificati ieri dall’Inps nel periodo gennaio-agosto 2015 (si veda l’articolo a pagina 8). Merito anche della decontribuzione, primo tassello per far ripartire l’occupazione: secondo Andrea Cipolloni, Ceo di Pittarosso, azienda protagonista nella vendita al dettaglio di calzature e pelletteria, c’è però «bisogno di un costo del lavoro più basso e di più flessibilità».

«Negli ultimi vent’anni il lavoro autonomo – ha affermato Del Conte – salvo quello del grande professionista, è stato spesso considerato una zona grigia, prossima all’elusione, perché non si è colta l’evoluzione del mercato del lavoro. Le regole sulla collaborazione a progetto hanno fatto emergere le attività in nero, ma hanno sclerotizzato un’area border line. Con le nuove regole del Jobs act abbiamo fatto pulizia e ora si deve dare dignità allo status del lavoro autonomo, si devono dare delle regole». A questo riguardo Del Conte ha affermato che il lavoro autonomo non è economicamente dipendente dal committente e se rispetta questo requisito «vanno previste delle tutele contrattuali e di welfare, ma anche forme d’incentivazione come la defiscalizzazione della formazione e l’accesso ai bandi pubblici».

Parole accolte con soddisfazione da Vincenzo Silvestri, vicepresidente del consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro, perché «da anni denunciamo la discriminazione del lavoro autonomo e questo intervento determinerà vantaggi per la produttività complessiva del Paese». Quanto al Jobs act, Silvestri ha sottolineato che sulle collaborazioni l’eliminazione dei contratti a progetto contribuisce a fare chiarezza, ma l’introduzione del concetto di etero-organizzazione può generare contenzioso. Il ricorso alle commissioni di certificazione o lo spazio previsto per la regolamentazione dai contratti collettivi potrebbe non essere sufficiente per superare la verifica in tribunale in caso di contenzioso.

Del Conte ha anticipato anche l’eliminazione delllo sgravio contributivo della quota di retribuzione legata alla produttività (perché i benefici non sono immediati per le aziende) sostituita dalla defiscalizzazione, che consentirà di monetizzare subito l’agevolazione. Nel contempo, a differenza di oggi, verranno premiati solo gli accordi che incideranno effettivamente sulla produttività.

Un tema, quello della contrattazione di secondo livello e della sua valorizzazione, che resta al centro dello scontro tra sindacati e imprese e in cui la politica potrebbe trovarsi a intervenire con l’introduzione del salario minimo. «Il Governo – ha chiarito Del Conte – crede che le regole della contrattazione vadano decise dalle parti sociali: se poi non ci riescono in qualche modo bisognerà intervenire».

Uno stimolo a risolvere il problema potrebbe arrivare se nella legge di stabilità venisse fissata la centralità del secondo livello. «Si potrebbe prevedere uno sgravio fino a 6mila euro per la contrattazione di produttività – ha sottolineato Michele Angelo Verna, direttore generale di Assolombarda -: un’operazione che costerebbe 1,5 miliardi. Parimenti bisognerebbe dare la possibilità di aumentare i redditi in beni e servizi: tutte attività che sostenute fiscalmente sono di interesse sia delle aziende, sia dei lavoratori».

Un altro tema toccato nel corso di Tuttolavoro sono state le novità in materia di politiche attive, in cui il ruolo della nuova agenzia Anpal ha diviso gli addetti ai lavori. Riguardo all’Agenzia, se per Verna almeno in una prima fase sarebbe stata preferibile una sua attività solo di supporto e per Silvestri prima di farla diventare operativa bisognerà attendere i tempi, lunghi, necessari a riformare il Titolo V della Costituzione, secondo il Ceo di Gi Group, Stefano Colli-Lanzi, bisogna farla partire subito a pieno regime vista l’impellenza di avere un piano nazionale per le politiche attive.

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