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Introduzione alla maxisanzione proporzionata

Maxisanzione con spartiacque
La nuova normativa riguardante alcune sanzioni in materia di lavoro adottate dall’articolo 22 del Dlgs 151/15 nell’ambito della razionalizzazione e semplificazione delle procedure e adempimenti a carico delle imprese, si applica solo per le condotte iniziate e cessate dal 24 settembre in poi. Lo precisa il ministero del Lavoro con la lettera circolare prot. n. 16494 di ieri, nelle more dell’emanazione delle indicazioni operative sul nuovo quadro normativo. Pertanto, per le condotte iniziate prima del 24 settembre e proseguite dopo tale data si applica per l’intero periodo oggetto d’accertamento la nuova disciplina, compresa la procedura di diffida.

Una novità è l’introduzione della cosiddetta sanzione proporzionata, che trova applicazione in caso di comminazione della maxisanzione per l’occupazione di “lavoratori in nero”. In tale ipotesi la sanzione va da 1.500 a 9mila euro per ciascun lavoratore in caso di impiego di questi sino a 30 giorni di effettivo lavoro. La sanzione si raddoppia nel caso di impiego di ciascun lavoratore in nero da 31 a 60 giorni di effettivo lavoro. Si raddoppia ancora, infine, in caso di impiego del lavoratore oltre i 60 giorni di effettivo lavoro.

Nei casi sopra indicati, trova applicazione la diffida con la possibilità, pertanto, in caso di adempimento alla prescrizione di pagare l’importo minimo. La regolarizzazione potrà avvenire, ovviamente, quando i lavoratori siano ancora in forza e il datore di lavoro provveda a stipulare un contratto di lavoro a tempo indeterminato, anche a tempo parziale con riduzione dell’orario di lavoro non superiore al 50%, o con contratto a tempo determinato di durata non inferiore a tre mesi. In tali ipotesi la prova dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento delle sanzioni e dei contributi e premi previsti dovrà essere fornita entro 120 giorni dalla notifica del verbale ispettivo. Il decreto legislativo prevede poi l’aumento del 20% delle sanzioni relative all’impiego di lavoratori stranieri e di minori in età non lavorativa, coincidente con quella relativa all’obbligo scolastico.

L’articolo 14 del Dlgs 81/08 (Testo Unico sulla salute e sicurezza sui luoghi di lavoro), oltre che per gravi violazioni in materia di prevenzione infortuni, prevede l’applicazione delle sanzioni per le specifiche violazioni, nonché la sospensione dell’attività imprenditoriale.

Il provvedimento di sospensione può essere revocato dall’organo di vigilanza, oltre che con l’eliminazione delle violazioni accertate anche con il pagamento di una somma aggiuntiva, la quale ora potrà essere rateizzata.

Le somme aggiuntive, a seguito degli aggiornamenti effettuati con il decreto in esame, ammontano a 2mila euro, nel caso in cui la sospensione sia conseguente a lavoro irregolare, e a 3mila euro nel caso di gravi e reiterate violazioni in materia di tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

La revoca è concessa dietro pagamento del 25% della somma aggiuntiva dovuta, mentre l’importo residuo, maggiorato del 5%, è versato entro sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza di revoca. In caso di mancato versamento o di versamento parziale dell’importo residuo rateizzato entro detto termine, il provvedimento di accoglimento dell’istanza in questione costituisce titolo esecutivo per l’importo non versato.

L’omessa o infedele registrazione dei dati retributivi, contributivi e fiscali sul libro unico del lavoro (Lul) , è punita con la sanzione da 150 a 1.500 euro. Se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori o ad un periodo superiore a sei mesi la sanzione va da 500 a 3mila euro. Se si riferisce a più di 10 lavoratori, ovvero ad un periodo superiore a 12 mesi, quest’ultima sanzione è raddoppiata.

Il principio della sanzione proporzionata si applica anche per la mancata corresponsione degli assegni per il nucleo familiare e per la mancata consegna del prospetto paga. Nel primo caso la sanzione va da 500 a 5mila euro, se si riferisce a più di cinque lavoratori, ovvero a un periodo superiore a sei mesi, la sanzione va da 1.500 a 9mila euro, se si riferisce a più di 10 lavoratori, o il periodo sia superiore a 12 mesi, la sanzione è da 3mila a 15 mila euro.

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