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Cigs, il lavoratore a tempo vale «uno»

Nuova Cigs dal 24 settembre 2015
Nel conteggio dei dipendenti per verificare se l’azienda entra nel campo di applicazione della cassa integrazione straordinaria non opera il nuovo criterio di computo dei lavoratori a tempo determinato introdotto dall’articolo 27, del Dlgs 81/2015 (si veda il Sole 24 Ore del 16 luglio 2015 ). Dunque i lavoratori continueranno a essere computati come “teste”, senza tener conto della durata dei contratti. Questa è una delle precisazioni contenute nella circolare 24/2015 del ministero del Lavoro diffusa ieri, con cui il dicastero fa il punto sull’intervento Cigs dopo il riordino attuato dal Dlgs 148/2015.

La nuova norma è entrata in in vigore il 24 settembre. Il ministero precisa che alle istanze presentate entro il 23 settembre, si applica la precedente regolamentazione. Nel documento si ricorda che la cassa integrazione si estende all’apprendistato professionalizzante (anche se con regole particolari); ne restano, invece, fuori i dirigenti e i lavoranti a domicilio. Quanto all’individuazione dei beneficiari della Cig, i tecnici ministeriali ribadiscono che gli stessi devono vantare, nell’unità produttiva in cui si richiede l’intervento al momento della presentazione della domanda, 90 giorni di effettiva presenza al lavoro, con qualsiasi orario; nel conteggio si includono le ferie, le festività, le assenze per infortunio e per maternità obbligatoria. Il requisito dei giorni di effettivo lavoro non è richiesto nei casi di Cigo per eventi oggettivamente non evitabili, in industria.

I trattamenti di integrazione salariale, per ogni unità produttiva, non possono complessivamente superare i 24 mesi in un quinquennio mobile. Concorrono alla durata massima tutti i periodi che si collocano dopo il 24 settembre anche se la domanda è stata presentata prima.

La Cigs relativa a procedure sindacali concluse entro il 23 settembre mantiene i limiti di durata stabiliti con le regole precedenti (anche se superiori al biennio), ma la parte dell’intervento che si colloca dopo l’entrata in vigore del decreto di riordino concorre al computo dei 24 mesi (nuovo limite temporale).

Il contratto di solidarietà difensivo (Cds), stipulato ai sensi del comma 5, dell’articolo 21, del Dlgs 148/2015, diventa una causa di intervento della Cigs. La sua durata viene computata al 50% fino a 24 mesi e interamente per la parte eccedente. Peraltro, sottolinea il ministero, se il datore di lavoro nel quinquennio mobile chiede solo integrazione per Cds, la durata è estesa a 36 mesi (24 + 12 mesi).

L’accesso alla Cigs per crisi e riorganizzazione aziendale postula l’espletamento di una procedura sindacale (esame congiunto) che deve comprendere, tra l’altro, i criteri di scelta dei lavoratori, le modalità di rotazione (o le motivazioni per la mancata attuazione) nonché la dichiarazione di impossibilità di ricorrere prioritariamente ai Cds (condizione non prevista per le imprese edili e affini). La procedura prevede il coinvolgimento della Regione (ministero del Lavoro in caso di aziende ubicate in più regioni) che esprime motivato parere entro 20 giorni; in mancanza, la procedura comunque non si blocca.

Per tutte le causali di intervento, la relativa istanza deve essere presentata, telematicamente, entro 7 giorni dalla fine dell’esame congiunto o di stipula dell’accordo collettivo aziendale. Per le domande inoltrate oltre il termine, la Cig scatta dal trentesimo giorno seguente la data di presentazione dell’istanza. A decorrere dalle richieste di Cig presentate a partire dal prossimo 1° novembre, la riduzione o la sospensione dell’orario di lavoro potranno essere adottate solo dopo che siano trascorsi almeno 30 giorni dalla data di inoltro della domanda.

La Cig viene corrisposta dall’azienda che la recupera conguagliandola con i contributi dovuti, entro un termine decadenziale di 6 mesi.

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