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Cassa Integrazione, riforma in quattro step

Riforma in quattro step per gli ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro.
Il Testo unico contenuto nel Dlgs 148/2015 ridisegna completamente la materia delle integrazioni salariali: il primo spartiacque per l’applicazione delle nuove regole è il 24 settembre scorso, data di entrata in vigore del decreto legislativo, ma alcune disposizioni entreranno a regime con cadenze temporali diverse.

Le domande di cassa integrazione per gli eventi di sospensione o riduzione dell’attività precedenti il 24 settembre, dunque, possono continuare a essere presentate dalle aziende con le vecchie modalità. Le domande per gli eventi di sospensione o riduzione che si verificano dal 24 settembre, invece, devono seguire la nuova disciplina (messaggio Inps 5919/2015 ) e a questi trattamenti si applicano le disposizioni del Dlgs 148/2015.

Tra i capitoli della riforma in arrivo, invece, c’è la possibilità di farsi autorizzare per gli anni 2016, 2017 e 2018, un ulteriore intervento di Cigs, se in seguito al programma di crisi aziendale l’impresa cessa l’attività e ha concrete prospettive di essere ceduta. Alcuni limiti ai trattamenti straordinari entrano invece in vigore dal 24 settembre 2017.

I requisiti già in vigore
Ai beneficiari delle integrazioni salariali (Cigo e Cigs) è richiesta un’anzianità di lavoro effettivo di almeno 90 giorni alla presentazione della domanda: si estende così anche alla Cigo (salvo le ipotesi dovute a eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale) un requisito finora previsto solo per la Cigs (e per la Cig in deroga). Da subito, potranno essere ammessi alle procedure gli apprendisti assunti con la declinazione «professionalizzante» (articolo 2 del Dlgs). Si estende dunque a questi lavoratori la contribuzione per finanziare gli ammortizzatori di cui sono destinatari.

L’integrazione salariale è – in linea generale – pari all’80% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, nel limite dell’orario contrattuale e nel rispetto dei massimali fissati annualmente.

Il calcolo della durata
Le aziende dovranno prestare particolare attenzione alla durata massima complessiva del ricorso agli ammortizzatori in ciascuna unità produttiva: la sommatoria di Cigo e Cigs, infatti, non potrà superare i 24 mesi in un quinquennio “mobile” (30 per le aziende del settore edile). L’unica deroga è per il contratto di solidarietà: se questo istituto è utilizzato non oltre i 24 mesi, potrà, infatti, essere computato al 50 per cento.

L’articolo 4 del Dlgs ha abbandonato il “vecchio” parametro del quinquennio fisso. Il datore che farà richiesta di Cig dovrà quindi analizzare la sua situazione con riferimento ai cinque anni precedenti la domanda.

Sulla durata complessiva dei trattamenti, bisogna coordinare le nuove regole con la disciplina del periodo transitorio (articoli 42 e 44 del Dlgs): i trattamenti straordinari le cui procedure di consultazione sindacale siano concluse alla data di entrata in vigore del Dlgs, conservano la durata prevista dalle disposizioni previgenti (rispetto a quelle disciplinate dal Testo unico con riferimento ai singoli istituti). In linea generale, però, i periodi che ricadono nell’arco temporale successivo all’entrata in vigore – richiesti prima – conteranno ai fini della nuova durata complessiva per l’arco temporale autorizzato successivo a questa data (articolo 44, comma 2).

Le imprese che hanno trattamenti in corso o che stanno avviando le procedure per ricorrere alla Cig devono quindi considerare l’intreccio di questi aspetti.

Scattano da subito le nuove misure sulla contribuzione addizionale (articolo 5) in caso di effettivo ricorso a Cigo o Cigs così come le disposizioni che innovano il meccanismo di conguaglio (o di rimborso) dei trattamenti di integrazione già richiesti al 24 settembre: per quest’ultimo, il Dlgs fissa un termine massimo di sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata della concessione o dalla data dell’autorizzazione, se successiva.

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