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Apprendistato in alternanza scuola-lavoro

Intesa sull’apprendistato in alternanza scuola-lavoro
Il sistema di formazione “duale” previsto dal Jobs act muove i primi passi: il governo trova l’accordo con le Regioni per sperimentare, nel biennio 2015-2017, i nuovi percorsi di alternanza “rafforzata” e di apprendistato di primo e di terzo livello (rispettivamente, per la qualifica, e di alta specializzazione), semplificati e incentivati per le imprese. Per ora, però, si partirà solo nel segmento dell’istruzione e formazione professionale (“Iefp”). Il coinvolgimento, anche, della scuola statale, è legato all’emanazione di uno specifico decreto interministeriale, che non è ancora pronto.

L’intesa politica raggiunta ieri consentirà l’attivazione di percorsi aggiuntivi caratterizzati da contratti di apprendistato o di alternanza scuola-lavoro di almeno 400 ore. In pratica, su 990 ore minime che devono costituire il percorso formativo della Iefp, almeno il 50% dell’orario dovrà essere svolto o in apprendistato o in alternanza anche attraverso tirocini curriculari. Nel caso dell’apprendistato, la formazione in azienda dovrà essere almeno pari al 40% dell’orario ordinamentale per il secondo anno e non meno del 50% per il terzo e quarto anno e per l’anno successivo finalizzato al conseguimento del certificato di specializzazione tecnica.

Già oggi nella Iefp gli studenti svolgono tirocini per 150-200 ore. «Adesso si rafforza la formazione pratica – sottolinea il sottosegretario al Lavoro, Luigi Bobba -. Mettiamo sul piatto circa 200 milioni di euro, per due anni. L’obiettivo è sottoscrivere almeno 60mila rapporti, tra apprendistato e alternanza». «La via è quella giusta – aggiunge il sottosegretario all’Istruzione, Gabriele Toccafondi -. È importante collegare scuola e lavoro, e la componente educativa resta centrale».

Per le imprese, che ospiteranno i ragazzi, sono previsti degli incentivi (ma non vengono dettagliati nel documento), e si prevedono agevolazioni per coprire i costi di tutoraggio aziendale. Misure che si dovrebbero sommare a quelle già previste dal Jobs act, che consentono al datore di non retribuire il periodo di formazione svolto fuori dall’impresa e di pagare al 10% quello “on the job”.

L’attività di individuazione dei circa 300 centri di formazione per far partire il progetto è affidata a ItaliaLavoro, e si punterà, probabilmente, su strutture pubbliche già esistenti, spesso poco efficienti (quindi i privati hanno ancora pochi spazi). Il punto, poi, è che la Iefp funziona a macchia di leopardo nel Paese, con il Nord che tira, e il Sud che arranca. Nelle regioni meridionali il rischio, alto, è che la sperimentazione faccia un buco nell’acqua. La Lombardia è invece pronta: «Crediamo in questo progetto che integra quello che già facciamo, ed è positivo l’innesto dell’apprendistato nella Iefp», evidenzia l’assessore Valentina Aprea. Positivo è anche il commento della collega del Lazio, Lucia Valente: «È un passo avanti verso il sistema duale, con un incremento significativo di risorse. Il raccordo scuola-lavoro è fondamentale per combattere la dispersione scolastica e dare una risposta all’alto tasso di disoccupazioe giovanile».

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