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Trattamento Cigo: novità dopo il Jobs act

Trattamento Cigo ai lavoratori con almeno 90 giorni di anzianità alla data della domanda
Con riferimento alla Cassa integrazione ordinaria il legislatore, nell’attuare la delega prevista dalla legge 183/14, ha mantenuto l’ossatura della regolamentazione previgente, pur avendo abrogato quasi del tutto la principale norma di riferimento, ossia la legge 164/75. Vi sono, tuttavia, alcune novità che impatteranno non poco sulle aziende: la logica che pervade il riordino degli ammortizzatori va, infatti, nella direzione di una stretta sul loro utilizzo.

Entrando nel dettaglio, restano sostanzialmente immutati sia il campo di applicazione, sia le causali d’accesso: situazioni aziendali dovute a eventi transitori e non imputabili all’impresa o ai lavoratori (comprese le intemperie stagionali); situazioni temporanee di mercato.

Salvo che per gli eventi oggettivamente non evitabili nel settore industriale, viene però richiesta in capo ai lavoratori beneficiari un’anzianità di effettivo lavoro di almeno 90 giorni alla data di presentazione della domanda; inoltre, tra i destinatari del trattamento possono rientrare i lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante.

Passando alla durata massima di utilizzo, rimane invariato il regime vigente: la richiesta può interessare un periodo massimo di 13 settimane consecutive (dovrebbe essere confermato il criterio di calcolo della settimana integrabile computata a giorni, illustrato nella circolare Inps 58/09) prorogabile trimestralmente fino a 52 settimane.

Se la fruizione delle 52 settimane avviene consecutivamente, una nuova domanda di Cigo può essere presentata (per la medesima unità produttiva) solo quando sia decorso un periodo di almeno 52 settimane di normale attività lavorativa. Se, invece, l’integrazione è concessa per più periodi non consecutivi, il limite massimo è pari a 52 settimane nel biennio mobile.

Restano esclusi da questi due tetti di durata gli interventi determinati da eventi oggettivamente non evitabili (tranne quelli richiesti dalle imprese del comparto edile).

La novità più rilevante risiede nel nuovo meccanismo di contingentamento delle ore di Cigo autorizzabili: sul punto, il dlgs prevede che non possano essere concesse ore di trattamento ordinario eccedenti il limite di un terzo delle ore ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente la domanda di Cigo stessa.

L’effetto principale sarà che le durate massime “teoriche” sopra descritte, nella pratica, si ridurranno notevolmente per via di questo principio, seppure lo stesso venga in parte mitigato dalla base di riferimento del conteggio delle ore lavorabili nel biennio, poiché riferita a tutti i lavoratori: laddove la Cigo non interessi tutta la forza lavoro, si estenderà quindi il periodo di utilizzo. Viceversa, si dovrà evitare di ricorrere a Cigo a zero ore: in questa ipotesi il plafond di concessione diminuirebbe più velocemente.

Per quanto compatibili con le nuove disposizioni, restano, invece, in larga parte in vigore le regole della legge 457/72 per le imprese agricole e ai lavoratori del comparto – in caso di ricorso alla Cigo per intemperie stagionali – non si applicano i massimali delle prestazioni previsti in tutte le altre fattispecie di utilizzo degli ammortizzatori.

Infine, da accogliere positivamente, in termini di maggior celerità nell’approvazione delle istanze, è la soppressione della Commissione provinciale della Cigo istituita preso le sedi Inps, con decorrenza dal 1° gennaio 2016: sarà dunque la sede Inps competente (senza più il vaglio dell’abolita Commissione) ad autorizzare le richieste di integrazione ordinaria sulla base dei criteri che dovranno essere definiti da un Dm del Lavoro, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del dlgs

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