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Solidarietà espansiva: riduzione aliquota

Contratti di solidarietà di tipo espansivo: aliquota contributiva ridotta
La versione finale del dlgs sul riordino degli ammortizzatori contiene anche una modifica della disciplina dei contratti di solidarietà di tipo espansivo, che sarebbero scomparsi per l’abrogazione dell’articolo 2 della Legge 863/84.

L’articolo 41 del decreto riprende la disciplina finora vigente. I contratti collettivi aziendali stipulati ai sensi dell’articolo 51 del Dlgs 81/15 finalizzati all’incremento degli organici aziendali devono prevedere una riduzione stabile dell’orario di lavoro, con riduzione della retribuzione, e la contestuale assunzione a tempo indeterminato di nuovo personale. In tale caso è prevista la concessione, a favore dei datori di lavoro, di un contributo a carico della gestione Inps per ogni lavoratore assunto sulla base dei predetti contratti collettivi e per ogni mensilità di retribuzione, pari, per i primi 12 mesi, al 15% della retribuzione lorda prevista dal contratto collettivo applicabile. Per ciascuno dei due anni successivi il predetto contributo è ridotto, rispettivamente, al 10 e al 5 per cento.

Se l’assunzione lavoratori tra i 15 e i 29 anni il datore di lavoro potrà beneficiare di un’aliquota contributiva ridotta. La quota di contribuzione a carico del datore è dovuta in misura corrispondente a quella prevista per gli apprendisti per i primi tre anni e comunque non oltre il compimento del ventinovesimo anno di età dell’assunto. Non potranno beneficiare delle agevolazioni i datori che nei 12 mesi antecedenti le assunzioni abbiano proceduto a riduzioni di personale o a sospensioni di lavoro in regime di Cigs.

I contratti di solidarietà espansiva consentano anche la costruzione di una “staffetta generazionale” tra i lavoratori prossimi alla pensione e quelli più giovani che entrano in azienda. Ai lavoratori delle imprese nelle quali siano stati stipulati questi accordi di solidarietà e che abbiano una età inferiore a quella prevista per la pensione di vecchiaia di non più di 24 mesi e abbiano maturato i requisiti minimi di contribuzione per la pensione di vecchiaia, spetta, a domanda e con decorrenza dal mese successivo a quello della presentazione, il trattamento di pensione qualora abbiano accettato di svolgere una prestazione di lavoro di durata non superiore alla metà dell’orario di lavoro praticato prima della riduzione convenuta nel contratto collettivo. Il trattamento spetta a condizione che la trasformazione del rapporto avvenga entro un anno dalla data di stipulazione del contratto di solidarietà e in forza di clausole che prevedano, in corrispondenza alla maggiore riduzione di orario, un ulteriore incremento dell’occupazione. Limitatamente al predetto periodo di anticipazione il trattamento di pensione è cumulabile con la retribuzione nel limite massimo della somma corrispondente al trattamento retributivo perso al momento della trasformazione del rapporto da tempo pieno a tempo parziale, ferma restando negli altri casi la disciplina vigente in materia di cumulo di pensioni e reddito da lavoro.

La norma contiene anche una misura per evitare un trattamento pensionistico inferiore dopo il passaggio al tempo parziale per il lavoratore. Ai fini dell’individuazione della retribuzione da assumere quale base di calcolo per la determinazione delle quote retributive della pensione dei lavoratori che abbiano prestato lavoro part-time, è neutralizzato il numero delle settimane di lavoro prestate a tempo parziale, ove ciò comporti un trattamento pensionistico più favorevole.

I contratti di solidarietà stipulati vanno depositati presso la Dtl. L’attribuzione del contributo è subordinata all’accertamento, da parte della Dtl, della corrispondenza tra la riduzione concordata dell’orario di lavoro e le assunzioni effettuate. Alla direzione territoriale è demandata, altresì, la vigilanza sulla corretta applicazione dei contratti.

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