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Per Naspi e Cig apprendistato professionalizzante più caro

Il nuovo apprendistato professionalizzante costerà di più ma assicurerà maggiori garanzie.
Questa la possibile sintesi, dopo le prime riflessioni in merito all’impatto che, sull’istituto, produrranno i provvedimenti attuativi del Jobs act.

Proseguendo sul solco tracciato dalla Legge 92/12 – che per la priva volta ha esteso agli apprendisti l’indennità di disoccupazione Aspi – il decreto legislativo 22/15 ha confermato la Naspi (da maggio 15); inoltre, quando sarà vigente il testo del Dlgs sul riordino degli ammortizzatori sociali, gli apprendisti di tipo professionalizzante conquisteranno la cassa integrazione salariale. In realtà, in linea di massima, potranno contare sulla sola Cigo e solo in alcuni casi sulla Cigs (esclusivamente per la causale di crisi aziendale). Infatti, secondo quanto previsto dall’articolo 2 dello schema di decreto, se l’apprendista è dipendente di un’azienda che può accedere alla sola Cigo ovvero sia alla Cigo che alla Cigs, il lavoratore avrà diritto alla sola integrazione ordinaria; conseguentemente l’aliquota contributiva subirà un aumento articolato in modo diverso, in relazione alle dimensioni aziendali e al settore di attività.

Le imprese che occupano fino a 50 dipendenti del settore industriale pagheranno l’1,7% in più; in quello edile industriale a artigianale il 4,7%, mentre i lapidei industriali e artigiani dovranno all’Inps un maggior contributo pari al 3,3 per cento. Per le imprese industriali con oltre 50 dipendenti, la contribuzione per gli apprendisti salirà del 2%, quella degli edili industriali e artigiani del 4,7%, mentre per le aziende lapidee, sempre artigiane o industriali, il costo lieviterà del 3,3 per cento.

Se, invece, l’apprendista è alle dipendenze di un datore di lavoro che rientra nel solo campo di applicazione della Cigs (per esempio, imprese commerciali con oltre 50 dipendenti) l’aliquota contributiva per gli apprendisti salirà complessivamente dello 0,90% (di cui 0,30 a carico del lavoratore). Va, peraltro, osservato che la contribuzione di finanziamento degli ammortizzatori sociali (sia la Nspi, sia la Cigo/Cigs) non è suscettibile di riduzioni e, conseguentemente, la stessa incide per intero sui costi aziendali. Per le aziende che occupano oltre 15 dipendenti, operanti in settori scoperti dagli ammortizzatori sociali e che non hanno costituito fondi di solidarietà bilaterali (o bilaterali alternativi), va poi considerata l’incidenza della contribuzione di finanziamento del Fondo di solidarietà residuale (0,50%, di cui 0,16% a carico lavoratore), in luogo della cassa integrazione.

Dal 2016 il Fondo di solidarietà residuale verrà sostituito dal Fondo di integrazione salariale cui saranno soggetti i datori di lavoro (a prescindere dal loro profilo imprenditoriale),appartenenti ai settori descritti, che occupano mediamente più di cinque dipendenti. Il Fondo di integrazione salariale comporterà un aumento della contribuzione. I datori di lavoro sino a 15 dipendenti di media pagheranno lo 0,45% (di cui 0,15% a carico del lavoratore), mentre quelli che occupano mediamente più 15 dipendenti dovranno sborsare lo 0,65% (di cui 0,21% a carico del lavoratore).

La contribuzione per gli ammortizzatori sociali va ad aggiungersi a quella dovuta per le forme assicurative da ultimo confermate dall’articolo 42 del Dlgs 81/15 (Ivs, Cuaf, malattia, maternità, Naspi e Inail).

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