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Il Jobs act riformula la contribuzione di finanziamento della Cigo

Contributo addizionale commisurato alle settimane di cassa
La riforma degli ammortizzatori sociali è in dirittura di arrivo. Il decreto legislativo che contiene il riordino degli ammortizzatori sociali, sistemando le varie tipologie di intervento e identificando nuovi soggetti beneficiari degli strumenti di sostegno al reddito, ridisegna anche la contribuzione dovuta dalle aziende per il finanziamento della cassa.

Nel rispetto dei principi contenuti nella legge delega, il decreto riformula la contribuzione di finanziamento della Cigo, prevedendo una generale riduzione della aliquota ordinaria e una rimodulazione del contributo addizionale; per quest’ultimo si utilizzano logiche e criteri diversi dal passato che tendono a penalizzare il crescente ricorso ai trattamenti.

L’inclusione degli apprendisti (con contratto di tipo professionalizzante) tra i soggetti beneficiari della Cigo o della Cigs (quest’ultima circoscritta ai soli casi di crisi aziendale) determina l’applicazione dell’aliquota di finanziamento, sino a oggi non dovuta.

Sul punto, vale la pena ricordare che alla nuova contribuzione, per espressa previsione legislativa, non può trovare applicazione lo sgravio contributivo riconosciuto per gli apprendisti dipendenti delle aziende minori (legge 183/2011).

Anche nella nuova formulazione, il finanziamento della cassa integrazione ordinaria e straordinaria consta di un contributo di base e di un altro addizionale che è dovuto in relazione all’ utilizzo dello strumento.

Le imprese industriali fino a 50 dipendenti pagheranno per la Cigo l’1,7% per gli operai, gli impiegati e gli apprendisti.

Nel settore edile industriale e artigianale si avrà, invece, una contribuzione diversificata che prevede il 4,7% per gli operai e per gli apprendisti e l’1,7% per gli impiegati e quadri.

I lapidei (industria e artigianato) pagheranno il 3,3% per operai e apprendisti e l’1,7% per gli impiegati. Le aziende più grandi (oltre 50 dipendenti) del settore industria dovranno basarsi su un aliquota del 2% per tutte le categorie (dirigenti esclusi).

Le aziende edili industriali artigiane e lapidee, a differenza di quelle più piccole, pagheranno il 2% per gli impiegati mentre le percentuali per le altre qualifiche sono le stesse previste per le altre di minori dimensioni.

Le aliquote si applicano sulla retribuzione imponibile previdenziale dei lavoratori interessati.

Per determinare la dimensione aziendale, si deve effettuare una media annuale dei lavoratori (tutti, compresi quelli a domicilio e gli apprendisti, per questi ultimi è una novità) che rileva dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Per le aziende che si costituiscono in corso d’anno, viene preso in considerazione il numero dei lavoratori in forza alla fine del primo mese. L’azienda deve fornire all’Inps, la consistenza iniziale e le sole variazioni che, in seguito, possono incidere sulla misura dei contributi.

Per la Cigs, la contribuzione ordinaria resta confermata allo 0,90% di cui 0,60% a carico dell’impresa o del partito politico e 0,30% a carico del lavoratore. Per le aziende che operano solo in orbita Cigs, è dovuto il contributo dello 0,90% per gli apprendisti professionalizzanti, anche se per costoro l’intervento della cassa si limita ai casi di crisi aziendale.

Il contributo addizionale è stato unificato (vale sia per la Cigo che per la Cigs); lo stesso non si verserà più sulla integrazione salariale anticipata e conguagliata ma sulla “retribuzione persa dal lavoratore” ed è pari al 9% per le ore oggetto di integrazione salariale, concessa per di 52 settimane in un quinquennio mobile.

Se la Cig (ordinaria o straordinaria) è, invece, concessa per 104 settimane, nel medesimo arco temporale, il contributo sale al 12 %, per attestarsi al 15% nei casi in cui l’intervento interessi un periodo più ampio. La variazione della base di calcolo, unitamente all’aumento dell’aliquota, comporterà un notevole aggravio dei costi aziendali in caso di utilizzo della prestazione.

Dal 1° gennaio 2016, inoltre, dovrà essere finanziato – per i soggetti interessati – anche il nuovo fondo di integrazione salariale che prenderà il posto del fondo residuale. I datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti dovranno versare un contributo pari allo 0,65%, ridotto allo 0,45% per i datori di lavoro da cinque a 15 dipendenti (in entrambi i casi lavoratori contribuiranno per 1/3).

Inoltre, l’impresa che ricorre alle prestazioni del Fondo, dovrà versare un contributo addizionale pari al 4% della retribuzione persa a cui, in alcuni casi, si aggiungerà l’ulteriore onere della contribuzione correlata.

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