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Fondi di solidarietà: modifiche campo di applicazione

Estensione obbligatoria per i datori di lavoro con più di 5 addetti senza Cigo e Cigs
Il sistema dei fondi di solidarietà, introdotto dalla legge Fornero nel 2012, è disegnato per sostenere il reddito in caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro ai dipendenti da aziende di settori non coperti dalla cassa integrazione ordinaria o straordinaria per le causali previste da questa stessa normativa.

Ora tale sistema viene ridisegnato dal Titolo II (articoli 26-40) del dlgs sugli ammortizzatori confermandone in sostanza l’impianto, pur apportando diverse modifiche, in particolare con riferimento al campo di applicazione, esteso obbligatoriamente ai datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 dipendenti e che non siano rientranti nell’ambito della cassa integrazione ordinarie e/o straordinaria.

Per i fondi di solidarietà del modello principale (articolo 26), la prestazione in caso di riduzione dell’orario di lavoro o di sospensioni per le cause integrabili consiste in un assegno ordinario di importo almeno corrispondente a quello dell’integrazione salariale, ossia l’80% della retribuzione complessiva che sarebbe spettata per le ore non lavorate.

Per i settori non coperti dalla normativa in materia di integrazione salariale, in cui fosse presente un sistema consolidato di bilateralità, la legge Fornero aveva previsto un modello alternativo di fondo bilaterale. Le organizzazioni sindacali e imprenditoriali comparativamente più rappresentative a livello nazionale potevano adeguare la disciplina dei fondi bilaterali esistenti (compresi i fondi interprofessionali) al nuovo sistema di fondi di solidarietà bilaterali. A differenza del modello principale, dove i fondi sono attratti nella sfera pubblica, poiché sono costituiti come gestioni presso l’Inps, nel modello alternativo tali fondi rimangono bilaterali “puri”, anche se con una vigilanza pubblica. Ora il nuovo decreto fa riferimento solo a fondi già costituiti e cita espressamente quelli dei settori dell’artigianato e della somministrazione di lavoro. Pertanto, il sistema alternativo di fondi di solidarietà rimarrà limitato a questi fondi già costituiti, che peraltro dovranno adeguarsi entro il 31 dicembre 2015.

Il fondo residuale (pubblico e non bilaterale) di cui all’articolo 28 è destinato ai datori di lavoro e ai lavoratori, con più di 15 dipendenti, non rientranti nell’ambito di un fondo di solidarietà bilaterale. Dal 1° gennaio 2016 il fondo residuale diventa fondo di integrazione salariale (articolo 29), con l’assunzione di nuove caratteristiche e una nuova disciplina. Il campo di applicazione è esteso ai datori di lavoro con più di 5 dipendenti, non rientranti nell’ambito di un fondo di solidarietà bilaterale. Le prestazioni consisteranno in un assegno ordinario per una durata massima di 26 settimane, unicamente destinato ai datori di lavoro che occupano mediamente più di 15 dipendenti. Per i datori di lavoro con più di 5 dipendenti è previsto un assegno di solidarietà per una durata di 12 mesi che intende sostituire i contratti di solidarietà di tipo “B”, stipulati dalle imprese non rientranti nell’ambito di applicazione della Cigs.

Per tutti i dipendenti dei datori di lavoro che stipulino accordi collettivi aziendali con organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative per la riduzione dell’orario di lavoro con l’obiettivo di evitare o ridurre licenziamenti collettivi nel corso della procedura di cui all’articolo 24 della Legge 223/91 oppure licenziamenti plurimi individuali per giustificato motivo oggettivo l’assegno può essere erogato per una durata massima di 12 mesi in un biennio mobile. I datori di lavoro che occupano mediamente più di 5 e fino a 15 dipendenti possono richiedere l’assegno di solidarietà per gli eventi di sospensione o riduzione di lavoro verificatisi dal 1° luglio 2016, avendo così un periodo di accumulo per garantire le prestazioni.

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