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Voucher dopo il Jobs act

Più spazio ai voucher con il nuovo limite di 7mila euro all’anno
Il Jobs act ha reso più accessibile il lavoro accessorio, quello retribuito con i voucher: il Dlgs 81/2015 di riordino dei contratti ha aumentato il tetto massimo dei compensi che possono essere versati allo stesso lavoratore con questa tipologia di impiego, portandolo a 7mila euro netti all’anno. Questo intervento potrebbe consolidare il trend di crescita del ricorso al lavoro accessorio, che già nel primo semestre 2015 ha fatto segnare un record, con 50 milioni di voucher emessi (+75% sul 2014).

I buoni lavoro, introdotti nel 2008 per le attività stagionali e come veicolo di emersione del lavoro nero, hanno visto una estensione progressiva nel tempo e una generalizzazione in tutti i settori economici, soprattutto nel commercio e nel turismo. Infatti, le vecchie causali soggettive e oggettive sono state sostituite già dalla riforma Fornero con i soli limiti economici. Oggi è dunque sempre possibile attivare il lavoro accessorio tenendo conto soltanto del limite di 7mila euro percepiti dal lavoratore in un anno solare.

In quest’ottica il Dlgs 81/2015, con gli articoli da 48 a 50 , ha abrogato e sostituito integralmente gli articoli da 70 a 73 del Dlgs 276/2003, consentendo il ricorso a prestazioni di lavoro accessorio per le attività lavorative in tutti i settori produttivi e garantendo, nel contempo, la piena tracciabilità dei buoni lavoro acquistati.

I compensi massimi
L’articolo 48 , comma 1, del Dlgs 81/2015 ha innalzato il limite massimo del compenso che il prestatore può percepire da 5mila a 7mila euro (rivalutabili annualmente), stabilendo che «per prestazioni di lavoro accessorio si intendono attività lavorative che non danno luogo, con riferimento alla totalità dei committenti, a compensi superiori a 7mila euro (9.333 euro lordi) nel corso dell’anno solare (dal 1° gennaio al 31 dicembre), annualmente rivalutati sulla base della variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie degli operai e degli impiegati».

Non cambia, invece, il limite dei 2mila euro per le prestazioni rese nei confronti del singolo committente imprenditore o professionista. Con la circolare 149/2015 l’Inps ha chiarito che il valore per il 2015 è pari a 2.020 euro netti ovvero 2.693 euro lordi.

Una disciplina ad hoc si applica nel settore agricolo: le aziende con volume d’affari oltre 7mila euro netti all’anno possono impiegare solo pensionati e giovani under 25, se iscritti a un istituto scolastico o all’università, per svolgere attività agricole stagionali. Le imprese con fatturato inferiore possono impiegare invece qualsiasi soggetto in qualunque tipologia di attività agricola, purché non sia stato iscritto l’anno precedente nell’elenco dei lavoratori agricoli.

Percettori di ammortizzatori
L’attuazione del Jobs act ha reso strutturale la possibilità per i percettori di prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito di effettuare prestazioni di lavoro accessorio in tutti i settori produttivi, compresi gli enti locali, nel limite di 3mila euro (4mila lordi) di compenso per anno civile. Con la circolare 149/2015, l’Inps ha precisato che il limite di 3mila euro, per il 2015, è da intendersi comprensivo anche delle prestazioni di lavoro accessorio già rese dal 1° gennaio al 24 giugno 2015 (giorno precedente all’entrata in vigore del Dlgs 81/2015).

Acquisto tracciabile
Un’importante novità si registra sull’obbligo, per i committenti imprenditori e liberi professionisti, di acquistare esclusivamente con modalità telematiche i buoni lavoro (procedura FastPoa).

In sostanza, oggi i canali per l’acquisto sono: la procedura telematica Inps (cosiddetto voucher telematico); i tabaccai che aderiscono alla convenzione Inps-Fit; il servizio internet banking Intesa Sanpaolo e le banche popolari abilitate. I committenti non imprenditori o professionisti possono continuare ad acquistare i voucher, oltre che attraverso questi canali, anche presso gli uffici postali.

In pratica, non potranno essere più acquistati buoni lavoro presso le sedi Inps a eccezione – e comunque fino al 31 dicembre 2015 – dei voucher per i servizi di babysitting introdotti, in via sperimentale, dalla legge 92/2012 per il triennio 2013-2015 (circolare Inps 169/2014 ). L’istituto previdenziale ha confermato la prassi amministrativa per la quale, in attesa del decreto ministeriale, il valore nominale del buono lavoro sarà pari a 10 euro (di cui 7,5 netti al lavoratore e la restante somma suddivisa per il 13% alla gestione separata Inps, 7% all’Inail e il 5% al concessionario del servizio). Nel settore agricolo il buono lavoro sarà pari all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuate dal Ccnl stipulato dai sindacati più rappresentativi sul piano nazionale.

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