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Torna diffidabile la sanzione sul lavoro nero

Con la diffida e la regolarizzazione si riduce la sanzione contro il nero
La maxi sanzione, prevista per contrastare il lavoro nero, riconquista la diffida con conseguente possibilità, per i trasgressori, di pagare meno. Il sistema sanzionatorio viene modificato con la previsione di un suo scaglionamento variabile in funzione del tempo in cui il rapporto si è svolto in maniera irregolare.
Lo prevede l’articolo 22 dello schema di decreto legislativo sulla razionalizzazione e sulla semplificazione delle procedure e degli adempimenti in materia di rapporto di lavoro, in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. A distanza di poco più di un anno dalle ultime modifiche, si ritorna sulla maxi sanzione. Il ritocco riguarda la determinazione degli importi da versare e non le regole generali previste per la sua applicazione.

Al momento la maxi sanzione è stabilita in cifra fissa: da 1.950 a 15.600 euro per ogni lavoratore, a cui si aggiungono 195 euro di maggiorazione per ogni giornata di lavoro in nero. È previsto anche un alleggerimento degli importi (rispettivamente 1.300, 10.400 e 39 euro) nei casi in cui il lavoratore sia stato impiegato per un periodo iniziale totalmente in nero, seguito – poi – dalla regolarizzazione. Si tratta, in sostanza, del periodo conosciuto, dagli addetti ai lavori, come “periodo di prova in nero”; prassi deplorevole ma meno grave del lavoro irregolare pieno. In entrambi i casi, se il pagamento avviene entro 60 giorni dalla contestazione immediata o dalla notifica degli estremi della violazione, la sanzione si riduce (articolo 16, legge 689/81) al doppio del minimo o a 1/3 del massimo (importo più favorevole al trasgressore).

Con le modifiche che stanno per essere apportate si variano gli importi e si aggiunge il meccanismo dello scaglionamento. Per ogni lavoratore irregolare le nuove sanzioni andranno da 1.500 a 9mila euro, in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di effettivo lavoro; da 3mila a 18mila euro da 31 a 60 giorni e da 6mila a 36mila euro in presenza di oltre 60 giorni di effettivo lavoro.

In caso di impiego di lavoratori stranieri privi di permesso di soggiorno o di minori in età non lavorativa le sanzioni subiscono un incremento del 20%, senza possibilità di applicazione della diffida. Viene confermato che la maxisanzione è irrogabile se il datore di lavoro non effettua la comunicazione preventiva di instaurazione di un rapporto subordinato, con esclusione del lavoro domestico. Per espressa previsione normativa, la maxi sanzione assorbe quella per il mancato invio della preventiva comunicazione di assunzione, per la mancata consegna del contratto di lavoro al lavoratore nonché quella relativa alle violazioni in materia di registrazioni sul Lul.

Riguardo alla reintroduzione della diffida, che consentirà al trasgressore di pagare la sanzione nella misura minima prevista (1.500, 3mila, 6mila euro), va rilevato che la stessa è soggetta ad alcune condizioni. Si prevede, infatti che i lavoratori ancora operanti presso l’azienda e non regolarizzati vengano assunti a tempo indeterminato. Il contratto di lavoro può anche essere a tempo parziale, sempre che la riduzione dell’orario di lavoro non superi la metà dell’orario a tempo pieno.

Per la stessa finalità è ammesso anche un contratto a tempo determinato ma full-time con una durata almeno trimestrale e il lavoratore deve essere mantenuto in servizio per un minimo di tre mesi. Il datore di lavoro dovrà fornire la prova dell’avvenuta regolarizzazione e del pagamento delle sanzioni e dei contributi e premi previsti entro il termine di 120 giorni dalla notifica del relativo verbale. La norma interviene anche sulla sospensione dell’attività dell’impresa prevedendo che la stessa possa revocata pagando il 25% della somma aggiuntiva dovuta. L’importo residuo, maggiorato del 5%, potrà essere versato entro sei mesi dalla data di presentazione dell’istanza di revoca.

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