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Nuovo pignoramento pensioni e stipendi

Modificata disciplina pignoramento presso terzi stipendi e pensioni
Fra le altre, con l’estate e’ arrivata una nuova riforma del processo civile, senza che sia passato il tempo necessario ad impadronirsi del il nuovo processo telematico, da parte di giudici, avvocati e cancellieri, costretti anzi ad un super lavoro per comprendere ed applicare correttamente tutte le procedure che lo disciplinano.

Infatti adesso cambiano le norme sul processo esecutivo, posto che con l’ approvazione del D.L. n. 83/2015, entrato in vigore lo scorso 27 giugno e convertito in legge n.132/2015,il Governo ha modificato numerosi articoli del codice di procedura civile, modificando sensibilmente il contenuto dell’ atto di precetto (di cui ci siamo già occupati nel precedente articolo) e stabilendo nuovi limiti al pignoramento presso terzi.

Fino all’ entrata in vigore del d.l. n. 83/2015, il creditore che, per soddisfare il proprio credito, avesse deciso di pignorare lo stipendio o la pensione con atto notificato direttamente al datore di lavoro o all’ente previdenziale, poteva farlo nei limiti di un quinto. Se, invece, la scelta fosse stata quella di pignorare il conto corrente bancario del debitore, notificando l’ atto alla banca o alla posta e non al datore di lavoro o all’ente previdenziale, avrebbe potuto bloccare tutte le somme depositate.

Insomma, una volta confluiti in banca, pensioni e stipendi erano pignorabili al 100%

Il decreto legge ha modificato il testo dell’ art. 546 c.p.c., aggiungendo alla fine del primo comma il seguente periodo: «Nel caso di accredito su conto bancario o postale intestato al debitore di somme a titolo di stipendio, salario, altre indennita’ relative al rapporto di lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di licenziamento, nonche’ a titolo di pensione, di indennita’ che tengono luogo di pensione, o di assegni di quiescenza, gli obblighi del terzo pignorato non operano, quando l’accredito ha luogo in data anteriore al pignoramento, per un importo pari al triplo dell’assegno sociale; quando l’accredito ha luogo alla data del pignoramento o successivamente, gli obblighi del terzo pignorato operano nei limiti previsti dall’articolo 545 e dalle speciali disposizioni di legge».

Ne consegue che adesso non saranno più pignorabili tutte le somme depositate sul conto corrente, ma soltanto quelle che rientrano nei nuovi limiti, ovvero:

  • se l’accredito in banca avviene prima del pignoramento: le somme possono essere pignorate per l’importo eccedente il triplo dell’assegno sociale (per il 2015 l’assegno è pari a € 448,51 mensili per 13 mensilità);
  • se invece l’accredito in banca avviene nella stessa data del pignoramento o dopo, le predette somme possono essere pignorate nei limiti previsti dalla precedente legge ossia nella misura autorizzata dal giudice e, comunque, non oltre il quinto.

Se il pignoramento viene eseguito su somme maggiori rispetto a quelle stabilite dal novellato art. 546 c.p.c., è considerato parzialmente inefficace poichè viola i divieti e i limiti in questione, di conseguenza resta valido quello effettuato entro la soglia, mentre per quanto riguarda la parte eccedente si considera come se non fosse mai avvenuto e il debitore può tornare nella disponibilità delle proprie somme.

Il D.L. n. 83/2015 lascia, però non indica come il debitore potrà dimostrare che sul conto affluiscono crediti da lavoro dipendente o pensioni. Presumibilmente una valida prova sarà costituita dagli estratti conto, infatti tramite essi potrà essere dimostrata la provenienza degli emolumenti pignorati e l’applicabilità dei nuovi limiti.

Né tantomeno chiarisce se il nuovo limite di pignoramento valga anche se sul conto sono presenti somme di altra natura.

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