Filtra per categoria

Jobs act: si va verso un testo unico degli ammortizzatori sociali

Cassa integrazione al massimo per 24 mesi
Si va verso un testo unico degli ammortizzatori sociali il cui ampio raggio di intervento interessa sia il campo di applicazione soggettivo che la durata complessiva dei trattamenti.

Con riferimento al primo aspetto, si sottolinea l’estensione delle integrazioni salariali agli apprendisti con contratto di tipo professionalizzante, fino ad oggi esclusi dalla disciplina e interessati dai soli provvedimenti in deroga.

Per quanto riguarda le modifiche che interessano la durata, si unificano Cigo e Gigs, prevedendo che gli interventi non possano superare – per ciascuna unità produttiva- il massimo di 24 mesi (erano 36) in un quinquennio mobile (era fisso decorrente dall’11 agosto 1990). Sempre riguardo alla durata, va osservato che, ai fini del conteggio, i periodi di Cis connessi a contratti di solidarietà entro il limite di 24 mesi, contano per la metà.

Per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini e per quelle che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, la durata dei trattamenti non può superare complessivamente i 30 mesi in un quinquennio mobile. La ragione di una differente valutazione è probabilmente rinvenibile nella circostanza che, in questi settori, l’utilizzo del contratto di solidarietà – che favorisce una più flessibile valutazione del tetto – è sostanzialmente precluso.

Sempre in tema di durata, viene stabilito che i periodi di integrazione salariali fruiti prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, contenute nel decreto di riordino, non concorrono al raggiungimento del limite complessivo. Con riferimento alla Cigo si osserva che non possono essere autorizzate ore di integrazione salariale eccedenti il limite di un terzo di quelle ordinarie lavorabili nel biennio mobile, con riferimento a tutti i lavoratori dell’unità produttiva mediamente occupati nel semestre precedente.

Va, inoltre, osservato che il termine di presentazione della domanda è stabilito entro 15° giorno dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività. Per la Cigs, invece, il termine è di sette giorni che decorrono dalla data di conclusione della procedura sindacale o di sottoscrizione dell’accordo aziendale. Tra le modifiche apportate, appare di assoluto interesse la previsione normativa – peraltro in linea con i principi della delega – che espressamente – dal 1° gennaio 2016 – esclude il ricorso alla cassa nei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.

Riguardo al regime transitorio, con particolare riferimento agli interventi della cassa, si prevede che, ai fini del calcolo della durata massima complessiva delle integrazioni salariali, i trattamenti richiesti prima dell’entrata in vigore del decreto si computano per la sola parte del periodo autorizzato dopo tale data.

I trattamenti straordinari di integrazione salariale conseguenti a procedure di consultazione sindacale già concluse alla data di entrata in vigore del nuovo decreto, mantengono la loro durata prevista, nei limiti stabiliti dalle disposizioni di legge “pro tempore” vigenti. Quelli riguardanti periodi successivi all’entrata in vigore delle nuove regole concorrono ai nuovi e più stringenti limiti di durata massima.

Riguardo ai Fondi di solidarietà, il decreto – al fine di ampliare la platea dei soggetti tutelati – stabilisce che l’istituzione dei fondi è obbligatoria per tutti i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni, in relazione alle imprese che occupano mediamente più di cinque dipendenti (nella previgente normativa della legge 92/12 la soglia limite era di 15). Come ulteriore innovazione si annota che, per il raggiungimento della soglia dimensionale, vengono computati anche gli apprendisti. Se entro il 31 dicembre 2015 i Fondi non saranno costituti, ovvero non si saranno adeguati alle nuovi previsioni normative, i datori di lavoro del relativo settore, che occupano mediamente più di cinque dipendenti, confluiranno nel nuovo Fondo di integrazione salariale destinato a sostituire l’attuale Fondo di solidarietà residuale che opererà, secondo il sistema oggi in essere, fino al termine di quest’anno.

Novità anche per i contratti di solidarietà difensivi di tipo A (assistiti da Cigs) e tipo B (senza cassa). I primi escono di scena subito per lasciare il passo alla nuova regolamentazione introdotta dalla riforma. Gli altri (tipo B), invece, sopravvivono fino al 30 giugno 2016.

In generale, anche in linea con gli intendimenti della delega, si osserva che il contatto di solidarietà di tipo A diviene una causa di intervento della Cigs. Questa modifica comporterà, tra l’altro, un aumento dei costi aziendali, atteso che le integrazioni salariali che supportano le ore non lavorate, finora escluse dal versamento del contributo addizionale (articolo 8, comma 8, legge 160/88) ne diverranno destinatarie. Per i CdS non appare regolamentato, invece, il periodo transitorio. In particolare dovrà essere chiarito se i periodi di solidarietà ante riforma dovranno essere conteggiati ai fini della durata complessiva e se per i contratti stipulati prima dell’entrata in vigore del decreto legislativo potranno applicarsi le vecchie regole.

Per uniformità con quanto sostenuto riguardo alla Cigs, anche per i contratti di solidarietà difensivi di tipo A “ante riforma” dovrebbe applicarsi la precedente disciplina, anche con riferimento alla durata.

Infine, un’ulteriore notazione riguardo agli oneri aziendali: l’abrogazione della legge 464/72 comporterà l’impossibilità per le aziende di porre a carico della cassa le quote di Tfr dei lavoratori licenziati al termine della Cigs e maturate durante il periodo di integrazione salariale.

-->