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Jobs act: nuova cassa integrazione

Nuova Cig, bene le semplificazioni ma attenzione al nodo-costi
Il governo conferma il meccanismo di “responsabilizzazione” nell’utilizzo della nuova cassa integrazione guadagni: ciò comporterà però un aggravio di costi per le imprese, “un contributo d’uso” addizionale, pari al 9% della retribuzione persa per i periodi di cassa sino a un anno di utilizzo nel quinquennio mobile, che sale al 12% sino a due anni, e al 15% sino a tre.
Certo, per la Cigo (la Cassa integrazione ordinaria) ci sarà una riduzione generalizzata del 10% sul contributo ordinario pagato su ogni lavoratore; ma per un’impresa già in difficoltà la previsione di ulteriori esborsi può aggravare la situazione.

L’operazione di riordino degli ammortizzatori sociali che arriverà oggi sul tavolo del Consiglio dei ministri, per il via libera definitivo, si presenta un intervento molto complesso, con luci e ombre. E che andrà valutato attentamente sul campo. In tutto, sono 47 articoli (praticamente un Testo unico) per industria, edilizia e fondi di solidarietà: «Si abrogano 15 leggi e normative stratificatesi negli ultimi 70 anni, intrecciatesi con rimandi continui, dalla legge sulla Cig del 1945 alla riforma Fornero del 2012».

Con il nuovo regime, cassa integrazione e solidarietà potranno durare complessivamente fino a 36 mesi nel quinquennio mobile, se si fanno 24 mesi di solidarietà. Si possono fare anche 36 mesi di sola solidarietà, mentre il tetto è 24 mesi se si usa solo la Cig. Si potranno chiedere 24 mesi di cassa tutti insieme. Finora si possono chiedere al massimo 12 mesi, e poi si rinnova.

Le causali di concessione della Cigo restano legate a situazioni aziendali di difficoltà temporanee, dovute anche all’andamento del mercato; si denota, quindi, un istituto ancora invocabile per crisi di breve durata e di natura transitoria. Dopo il passaggio del Dlgs alle Camere sono state fatte prime interessanti semplificazioni per le aziende, che passano dall’abolizione delle commissioni provinciali, ai trattamenti autorizzati direttamente dall’Inps (dal 1° gennaio 2016). Si fissano termini certi e ragionevoli, poi, per i conguagli o le richieste di rimborso: il tutto va fatto entro sei mesi. E la domanda di Cigo si presenta entro 15 giorni dall’avvio della riduzione o sospensione dell’orario di lavoro. Cambia anche il computo del limite dimensionale in base al quale è dovuto il contributo ordinario: tale limite è determinato, con effetto dal 1° gennaio di ciascun anno, sulla base del numero medio di dipendenti in forza nell’anno precedente dichiarato dall’impresa.

Sul fronte della Cigs (la Cassa integrazione straordinaria) non ci sono particolari interventi sulle causali di concessione: unica novità, rispetto a oggi, è l’esclusione della possibilità di autorizzare la cassa in caso di cessazione definitiva dell’azienda (in quest’ultima ipotesi con decorrenza dal 1° gennaio 2016). Rispetto alla durata per ciascuna unità produttiva, il trattamento di Cigs può avere un tetto massimo di 24 mesi, anche continuativi tranne che per la causale di crisi aziendale la cui durata massima è confermata a 12 mesi (rinnovabile ma non prima che sia decorso un periodo pari a due terzi di quello relativo alla precedente autorizzazione).

Più interessanti, per le aziende, sono le modifiche “procedurali”: intanto, si semplifica la comunicazione ai sindacati («Viene meno l’obbligo di comunicare i criteri di individuazione dei lavoratori da sospendere e le modalità di rotazione»). La congruità dei criteri di scelta si valuterà sulla coerenza con le ragioni per cui si chiede la Cigs; e sanzioni (semplificate) si applicheranno solo per il mancato rispetto delle modalità di rotazione concordate nell’esame congiunto. Certo, bisognerà vedere nella pratica: ma si va verso un ridimensionamento del ruolo del sindacato, nella fase di consultazione, che potrebbe aprire spazi gestionali più “autonomi” per l’impresa.

Si punta poi su tempi certi: la Cigs, parte 30 giorni dopo la domanda (per le richieste presentate a decorrere dal 1° novembre 2015, così da consentire alle aziende di gestire la transizione). Si semplificano pure i controlli: la regola sarà un unico controllo tre mesi prima della fine del periodo di cassa integrazione. Un’attenzione particolare viene dedicata al periodo transitorio: nel nuovo quinquennio mobile non si computano i periodi fruiti in passato (si parte, cioè, da zero), e il divieto delle zero ore di Cigs per tutti per l’intero periodo autorizzato entra in vigore solo fra due anni (fine 2017). Gli accordi sindacali conclusi prima dell’entrata in vigore del Dlgs (anche se la cassa non è stata autorizzata) restano validi, anche se prevedono durate maggiori. I periodi fruiti dall’entrata in vigore del Dlgs si computano però ai fini dei nuovi limiti.

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