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Naspi e pensione

Copertura Naspi se non c’è pensione
I lavoratori che conseguono i requisiti per il trattamento pensionistico ma non percepiscono l’assegno, in conseguenza della mancata apertura della cosiddetta finestra di accesso, potranno beneficiare delle indennità Aspi, mini Aspi e Naspi fino alla data di effettiva corresponsione della pensione.

Lo stesso dicasi per coloro che, avendo esercitato una facoltà prevista dalla legge (ad esempio la totalizzazione), perfezionano il diritto a pensione in un momento antecedente all’esercizio della facoltà, ma ottengono l’assegno successivamente alla scelta effettuata.

Semaforo rosso, invece, per le indennità Aspi, mini Aspi e Naspi, la cui erogazione avrebbe avuto inizio dopo la decorrenza della prestazione pensionistica di vecchiaia o di anzianità (data di apertura della cosiddetta finestra di accesso).

Le puntualizzazioni sono contenute nella recente circolare Inps n. 142/15 in cui l’istituto di previdenza ha fornito ulteriori precisazioni su taluni aspetti della nuova prestazione introdotta dal Dlgs 22/15 in favore dei lavoratori che, dall’1 maggio 2015, perdono involontariamente l’occupazione (si veda il Sole 24 ore di ieri). Si tratta di un’interpretazione estensiva della norma che consente agli interessati di colmare il periodo di scopertura reddituale intercorrente tra la perdita dell’occupazione e la percezione dell’assegno pensionistico.

Va, infatti, osservato che la legge 92/12 e il Dlgs 22/15 stabiliscono come una delle cause di decadenza dall’indennità di disoccupazione il raggiungimento dei requisiti per il pensionamento di vecchiaia o anticipato. In relazione agli interventi legislativi degli ultimi anni, finalizzati al contenimento della spesa pensionistica, la percezione dell’assegno può differire anche sensibilmente rispetto al momento in cui gli interessati perfezionano il diritto al trattamento di quiescenza. L’apertura dell’Inps, condivisa dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, tende a evitare possibili ricadute di carattere economico sociale.

Nella stessa circolare l’Inps chiarisce altri aspetti connessi alla perdita dell’indennità Naspi. In particolare, viene affermato che se il soggetto percettore rifiuta di partecipare a iniziative di politica attiva oppure non accetta un’offerta di lavoro congrua in un luogo che dista entro 50 chilometri dalla sua residenza o che è raggiungibile mediamente entro 80 minuti con i mezzi di trasporto pubblico, non riceverà più l’indennità; la prestazione decade dal momento in cui si verifica l’evento interruttivo che la determina. Per contro, non si perde la Naspi nell’ipotesi in cui subentri la cessazione del rapporto di lavoro per risoluzione consensuale derivante dal rifiuto del lavoratore al proprio trasferimento ad altra sede della stessa azienda, distante oltre 50 chilometri dalla sua residenza e/o mediamente raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici.

Si tratta di una conferma delle regole già previste per l’Aspi che l’Inps mutua in attesa dell’emanazione di un apposito decreto ministeriale con cui il ministro del Lavoro e delle politiche sociali dovrà determinare le condizioni e le modalità per l’attuazione della così detta condizionalità.

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