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Sgravio contributivo contratti 2° livello depotenziato

Produttività, i fondi per lo sgravio contributivo tagliati del 10 per cento
Continua la progressiva erosione del fondo destinato a premiare l’incentivo connesso alla retribuzione correlata a incrementi di produttività, qualità, redditività, innovazione ed efficienza organizzativa, prevista dalla contrattazione di secondo livello.

Dopo la conferma che per il 2015 non ci sarà la detassazione, ora arriva un’altra norma che assottiglia, ancora di più, il budget a disposizione per finanziare lo sgravio contributivo . A infliggere un altro colpo di accetta ci pensa, questa volta, il recente decreto legislativo 80/2015. Si tratta del provvedimento con cui il governo, dando attuazione alla delega contenuta nel Jobs act (legge 183/2014), ha introdotto delle nuove misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro.

In particolare, l’articolo 25 della norma stabilisce che in via sperimentale, per gli anni 2016, 2017 e 2018, il fondo di cui all’articolo 1, comma 68, ultimo periodo, della legge 247/2007, sia decurtato del 10 per cento. Le relative risorse economiche devono essere destinate alla promozione della conciliazione tra vita professionale e quella privata.

La legge affida a un decreto, che i ministeri del Lavoro e dell’Economia dovranno varare, il compito di definire i criteri e le modalità di impiego delle somme, nonché di individuare ulteriori azioni e modalità di intervento finalizzate allo stesso scopo. Si dovranno, inoltre, elaborare delle linee guida: ci penserà un’apposita cabina di regia formata da cinque componenti da designare.

Fatto salvo il dovuto riconoscimento per lo scopo dell’iniziativa, non si può non rilevare che a farne le spese, ancora una volta, sono le aziende e i lavoratori. I soldi messi a disposizione per lo sgravio dalla legge 92/2012 , che lo ha stabilizzato, erano pari a 650 milioni di euro all’anno. Subito dopo, la legge 228/2012, ha ridotto il fondo di 32 milioni di euro per il 2013, 43 milioni di euro per il 2014, prevedendo un taglio crescente negli anni seguenti (si veda tabella sotto) fino ad arrivare a 157 milioni di euro a decorrere dall’anno 2022.

Come se non bastasse, a rincarare la dose ci ha pensato la legge di stabilità del 2015, prevedendo un’ulteriore riduzione di 208 milioni di euro per l’anno 2015 e di 200 milioni di euro a decorrere dall’anno prossimo. E ora anche il Dlgs 80/2015 si abbevera alla stessa fonte, prelevando un altro 10% (che, peraltro, non si capisce se si dovrà calcolare sullo stanziamento iniziale o su quello residuo, al netto delle altre decurtazioni in cifra fissa).

Inanellando tutte le variazioni previste (calcolando la decurtazione del 10% sul valore stanziato in origine), si può determinare a quanto ammonteranno la somme a disposizione dell’Inps, da distribuire alle aziende che ne avranno diritto, a titolo di sgravio. La tabella, pubblicata qui sopra, mette in risalto la riduzione dei fondi disponibili.

La legge Fornero, stabilizzando la misura, ha evidenziato la rilevanza dell’incentivo. I successivi interventi, guidati dalla necessità di recuperare risorse per scopi diversi da quelli originariamente previsti, sono andati in direzione opposta, attingendo dal fondo. Appare, tuttavia, innegabile come questi continui tagli vadano in controtendenza rispetto ai ripetuti inviti rivolti dai governi degli ultimi anni alle parti sociali verso un sempre maggiore ricorso alla contrattazione di secondo livello.

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