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Somministrazione a termine ripetuta prima delle nuove regole

Sulla conversione del rapporto a termine pesano anche i contratti non più impugnabili
La decadenza dall’impugnativa del contratto a tempo determinato non impedisce al giudice di valutare il complesso dei rapporti a termine stipulati, per verificare l’osservanza o meno del limite temporale massimo di utilizzo del contratto stabilito dalla legge o dalla contrattazione collettiva.

È l’importante principio contenuto nella sentenza pubblicata dal Tribunale di Brescia il 18 giugno 2015 (sentenza 391/2015 ) che, nell’accogliere il ricorso, ha tra le altre cose considerato tutti i contratti a termine conclusi con il lavoratore indipendentemente dal fatto che questi contratti non fossero più impugnabili al fine di verificare il rispetto del limite massimo stabilito dalla legge o dalla contrattazione collettiva.

Un lavoratore conveniva in giudizio la società di lavoro interinale per ottenere la declaratoria della nullità dei contratti a termine stipulati dal 2006 al luglio 2014 e il conseguente accertamento del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato. Il lavoratore, oltre a eccepire la nullità dei contratti a termine per carenza di specificazione della causale (richiesta all’epoca dei fatti), ha eccepito la nullità anche sostenendo che fossero stati stipulati in spregio alla normativa e alla contrattazione collettiva che, sul punto, disponeva come il contatto non potesse essere prorogato più di 6 volte per una durata massima di 36 mesi.

La società si costituiva in giudizio chiedendo il rigetto della domanda anche per intervenuta decadenza dall’impugnativa dei contratti.

La decisione
Il Tribunale di Brescia ha accolto il ricorso. Da un lato, infatti, spiega il giudice, il contratto di lavoro con le agenzie di somministrazione deve rispettare la normativa sui contratti a termine (l’articolo 22 del Dlgs 276/03 allora vigente); dall’altro lato, qualora l’agenzia abbia stipulato contratti a termine al di fuori delle ipotesi consentite, la sanzione non potrà che essere la conversione del contratto in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Il principio
Proprio su questo punto, poi, il Tribunale, dopo aver accertato la nullità dei contratti per genericità delle causali, afferma che, comunque, il complesso dei rapporti a termine stipulati viola la normativa di legge e comunitaria che fissa in 36 mesi il tetto massimo di utilizzo del contratto a termine. Il complesso dei rapporti, inoltre, è in contrasto con le disposizioni della contrattazione collettiva per i lavoratori somministrati.

La valutazione complessiva dei rapporti di lavoro a termine, infatti, non è impedita dalla decadenza dall’impugnativa dei contratti. Ad avviso del giudice «la parziale decadenza dall’impugnazione del singolo contratto non impedisce la valutazione di tutto il complesso dei rapporti a termine al fine di verificare l’osservanza o meno delle norme anche di derivazione comunitaria sulla successione dei contratti a termine».

In altri termini, la decadenza dall’impugnativa dei contratti comporta «solo l’impossibilità di valutare tutte le clausole in essi inserite e di far decorrere la data di inizio del rapporto a tempo indeterminato in epoca più risalente».

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