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Nuovo apprendistato

Apprendisti, sei mesi la durata minima
Il contratto di apprendistato è una delle fattispecie disciplinate dal cosiddetto Codice dei contratti (il Dlgs 15 giugno 2015, n. 81), il provvedimento che ha riorganizzato tutte le forme di lavoro definibili, in senso ampio, come flessibili o comunque speciali. Questo intervento giunge al termine di un periodo di grande frenesia legislativa in materia di apprendistato, iniziato nel 2011; a partire da allora, sono stati approvati almeno altri quattro provvedimenti legislativi che – animati dalle migliori intenzioni (volevano tutti velocizzare il “decollo” dell’apprendistato) – hanno ottenuto un risultato opposto: il mercato del lavoro si è allontanato da questo contratto, caratterizzato da un’instabilità di regole troppo accentuata.

Da questo punto di vista, il Dlgs 81/2015 appena entrato in vigore accentua il problema dell’instabilità delle regole; è quindi auspicabile che questa riforma trovi il tempo adeguato per essere conosciuta, sperimentata e applicata.

Disposizioni comuni
L’articolo 41 del nuovo decreto fissa le disposizioni comuni a tutte le tipologie di apprendistato.

La norma definisce l’apprendistato come un contratto di lavoro a tempo indeterminato finalizzato alla formazione e alla occupazione dei giovani. Viene confermato il modello di apprendistato “al plurale”, che contempla un unico contratto di lavoro, regolato in maniera uguale per tutti, caratterizzato da tre diversi possibili percorsi formativi: uno più vicino al mondo della scuola, definito in maniera troppo verbosa come «apprendistato per la qualifica e il diploma professionale, il diploma di istruzione secondaria superiore e il certificato di specializzazione tecnica superiore»; uno più centrato sull’apprendimento lavorativo, definito “apprendistato professionalizzante” e, infine, il terzo connesso con la formazione post universitaria, l’«apprendistato di alta formazione e ricerca».

L’articolo 42 stabilisce le regole da seguire per la stipula del contratto. Innanzitutto, viene richiesta la forma scritta, ai fini di prova. Inoltre, si prevede l’obbligo di redigere, in appendice al contratto, seppure in forma sintetica, il piano formativo individuale.

Questo piano è il documento fondamentale in tema di formazione, in quanto stabilisce in concreto il percorso di apprendimento che dev’essere seguito dall’apprendista. Per agevolare la redazione del piano, la legge consente l’utilizzo di moduli e formulari stabiliti dalla contrattazione collettiva o dagli enti bilaterali, e in ogni caso nelle due forme maggiormente integrate con il sistema scolastico o formativo (l’apprendistato di base e quello di alta formazione) il compito di redigere il piano viene assegnato all’istituzione formativa, che procede con il coinvolgimento dell’impresa.

La legge stabilisce anche la durata minima del periodo di apprendistato, che non può essere inferiore a sei mesi (con l’eccezione dei contratti utilizzati nell’ambito di prestazioni stagionali, oggetto di una disciplina speciale).

Il rapporto di lavoro dell’apprendista è, in larga misura, soggetto alle regole ordinarie del lavoro subordinato: per questo motivo, il contratto non sfugge all’applicazione delle nome ordinarie che regolano il licenziamento illegittimo e, quindi, anche per l’apprendistato valgono le norme che riguardano il cosiddetto contratto a tutele crescenti. L’applicabilità della disciplina comune sui licenziamenti illegittimi non significa che il contratto perda quell’elemento di flessibilità in uscita che lo ha sempre caratterizzato, e che viene confermato dal Dlgs 81/2015: la facoltà, al termine del periodo formativo, di recedere dal rapporto, senza necessità di fornire una motivazione.

Quando si parla di durata dell’apprendistato, si fa riferimento a questo aspetto: pur essendo un rapporto a tempo indeterminato, alla fine del periodo formativo il datore di lavoro può recedere senza motivazione. Ovviamente, se nessuna delle parti recede il rapporto prosegue come ordinario rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Princìpi inderogabili
Nel solco della disciplina preesistente, il decreto conferma poi che la disciplina generale dell’apprendistato è rimessa ad accordi interconfederali o ai contratti collettivi nazionali di lavoro, nel rispetto di alcuni princìpi minimi inderogabili.

Il primo principio consiste nel divieto di retribuzione a cottimo dell’apprendista. Il secondo consente di inquadrare il lavoratore fino a due livelli inferiori rispetto a quello riconosciuto dal contratto collettivo nazionale di lavoro agli addetti a mansioni che richiedono le stesse qualificazioni che l’apprendista maturerà attraverso il contratto. In alternativa al sottoinquadramento, è prevista la facoltà di stabilire la retribuzione dell’apprendista in misura percentuale e proporzionata all’anzianità di servizio.

La possibilità, riconosciuta ai contratti collettivi, di stabilire regole specifiche in materia di conferma in servizio degli apprendisti diventa un obbligo legale per i datori di lavoro che occupano almeno 50 dipendenti, i quali devono confermare almeno il 20% degli apprendisti per assumerne altri.

Sempre in tema di limiti quantitativi, la legge stabilisce che ciascun datore di lavoro può assumere fino a tre apprendisti per ogni due lavoratori qualificati presenti in servizio; il rapporto non può superare il 100 per cento per i datori di lavoro che occupano un numero di lavoratori inferiore a dieci unità. Il datore di lavoro che non abbia alle proprie dipendenze lavoratori qualificati o specializzati, o che comunque ne abbia in numero inferiore a tre, può assumere apprendisti in numero non superiore a tre; per le imprese artigiane valgono regole speciali (che sono contenute nella legge 443/1985).

Un altro gruppo di princìpi riguarda in maniera specifica la formazione: presenza necessaria di un tutore, possibilità di finanziare i percorsi formativi aziendali tramite i fondi paritetici interprofessionali, riconoscimento dei risultati formativi ai fini del proseguimento degli studi e nei percorsi di istruzione, obbligo di registrazione della formazione nel libretto formativo del cittadino.

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