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Durc: importante sentanza

Sì al Durc con pagamento parziale dei contributi
Se sia destinata a fare giurisprudenza è presto per dirlo. Di certo l’ordinanza con la quale la sezione Lavoro del tribunale di Cosenza ha dato il via libera all’emissione del Durc per un’impresa in concordato con continuità, pur non essendo previsto il pagamento integrale dei debiti contributivi, ha il sapore della novità assoluta. E potrebbe contribuire a rendere un po’ più facile la vita a quelle aziende che più hanno a che fare con la pubblica amministrazione. Quest’ultima infatti esige la produzione del Durc per potere eseguire i pagamenti, in sua assenza tutto si blocca con danni evidenti per la prosecuzione dell’attività imprenditoriale, accresciuti se l’impresa si trova in concordato con l’obiettivo di proseguire l’attività.

L’ordinanza, depositata il 1° luglio, ha affrontato la situazione di una casa di cura che eroga prestazioni di assistenza psichiatrica per contro dell’Asp di Cosenza; la forma giuridica con la quale viene svolta l’attività è quella della società a responsabilità limitata. La srl è stata ammessa alla procedura di concordato preventivo in continuità e si è rivolta all’autorità giudiziaria dopo che, nel maggio scorso, ha dovuto subire l’emissione di un Durc negativo da parte dell’Inps, che, a sua volta, con il diniego metteva in evidenza l’irregolarità contributiva in cui era incorsa l’azienda.

Il terreno di contrasto è dato dalla presenza di un concordato preventivo che prevede il pagamento non integrale dei debiti contributi. Tanto basta a Inps per negare il Durc, sulla base del presupposto per cui, in caso di concordato preventivo in continuità, per i crediti previdenziali l’adempimento consiste solo nel loro soddisfacimento integrale.

Tuttavia, fa notare l’ordinanza, anche per i crediti privilegiati è permesso un soddisfacimento non integrale e la possibilità in astratto di un pagamento non completo dei crediti previdenziali è previsto dall’articolo 182 ter della Legge fallimentare sulla disciplina della transazione fiscale. La sezione Lavoro osserva che la legittimità del soddisfacimento non integrale deve essere valutata nella singola procedura concorsuale, ma l’Inps si è limitata a un’opposizione di principio corroborata solo dal richiamo a propri atti interni. Il piano di cordato della Srl, invece, è stato approvato dai creditori, senza che l’Inps esprimesse neppure in quella sede un giudizio negativo sul pagamento incompleto dei crediti.

Il rilascio del Durc, peraltro, è assolutamente necessario alla casa di cura, che aveva proceduto con procedimento d’urgenza sulla base del “classico” articolo 700 del Codice di procedura civile, perchè le entrate dipendono quasi esclusivamente dai pagamenti effettuati dall’Asp. Con quest’ultima che, come attestato da delibere, subordina i versamenti a fronte delle prestazioni effettuate alla verifica della presenza del Durc in capo all’azienda. Una situazione che espone molto concretamente l’azienda al rischio di fallimento, non potendo più disporre di risorse per fare fronte agli impegni del piano di concordato. Di qui la decisione del tribunale di ordinare a Inps (in attesa di possibile impugnazione) di rilasciare alla Srl l’attestazione di regolarità contributiva.

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