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Durc online dal 1° luglio

Dal 1 luglio il Durc online con accesso limitato e senza silenzio assenso
Se tutto va come previsto, i portali Inps e Inail si arricchiscono della nuova funzione che potrà permettere a molti soggetti di verificare, in tempo reale, la posizione debitoria di un’azienda o di un lavoratore autonomo nei riguardi dell’Inps, dell’Inail, delle Casse edili e di ottenere la relativa certificazione. Si tratta dell’evoluzione del Durc telematico, oggi ottenuto tramite l’applicativo www.sportellounicoprevidenziale.it.

Tra le novità, un aspetto a cui si dovrà prestare attenzione è costituito dal fatto che la regolamentazione del nuovo Dol non prevede l’operatività del silenzio assenso, disciplinato dalle disposizioni che regolano il rilascio del Durc tramite lo Sportello unico previdenziale. È questo un aspetto di rilevante interesse; infatti, se allo scadere dei 30 giorni dalla prima richiesta di Dol non verrà inserito nel sistema alcun esito, partendo dal presupposto che sussistono cause di tipo tecnico che lo hanno impedito, la prima richiesta nonché quelle successive (se accodate) saranno annullate. Di tale annullamento verrà data notizia al soggetto richiedente tramite Pec.

Questo, e molto altro ancora, quanto precisato Inps e Inail nelle circolari (rispettivamente 126/15 e 61/15 ) con cui i due enti hanno diffuso la regolamentazione amministrativa del nuovo servizio online.

Per garantire il successo della nuova procedura ed evitare di incorrere nell’annullamento delle richieste, cosa che lascerebbe i richiedenti privi della necessaria verifica, l’Inps ha identificato un percorso a cui gli Uffici dovranno attenersi. Resta confermato che in caso di inadempienza, l’ente deve trasmettere – tramite Pec – al debitore o al consulente del lavoro che l’assiste, l’invito a regolarizzare, il quale indica analiticamente le cause che hanno generato l’irregolarità. Il diretto interessato (debitore) è chiamato a regolarizzare entro 15 giorni. Da rilevare che dalla data della richiesta di regolarizzazione, decorrono anche i 30 giorni entro cui l’intero procedimento deve concludersi. Sul punto il ministero del Lavoro ha chiarito (circolare n. 19/2015) che se la regolarizzazione avviene oltre i 15 giorni ma prima della definizione dell’esito della verifica, gli Istituti non potranno dichiarare l’irregolarità. In tale evenienza, infatti, la stessa non corrisponderebbe alla realtà poiché il debitore ha provveduto al pagamento. Al fine di ottimizzare l’intero processo e considerando il carattere perentorio dei 30 giorni, l’Inps afferma che la gestione dell’invito a regolarizzare, prodotto al momento dell’attivazione della verifica da parte della procedura di controllo automatizzato della regolarità, deve avvenire entro 72 ore (3 giorni) dalla richiesta da cui ha avuto origine l’invito stesso. In tale arco di tempo andrà verificata la correttezza delle esposizioni debitorie anche riguardo a eventuali situazioni di mancati aggiornamenti degli archivi che le hanno evidenziate, per consentire l’immediata informazione al richiedente della regolarità nei confronti dell’Inps. La maggiore preoccupazione degli addetti ai lavori risiede nell’eventuale ritardo nell’aggiornamento degli archivi: è difficile immaginare di ottenere una consultazione on-line affidabile se le informazioni a cui si accede non sono costantemente allineate alla realtà.

La verifica della regolarità riguarda i pagamenti dovuti dall’impresa e scaduti fino all’ultimo giorno del secondo mese antecedente a quello in cui la verifica è effettuata, sempre che sia scaduto il termine di presentazione delle relative denunce. In ogni caso, non è considerato grave lo scostamento tra le somme dovute e quelle versate pari o inferiore a 150 euro (comprensivi di eventuali accessori e riferiti a ogni Istituto e a ciascuna Cassa edile) e l’impresa viene ritenuta regolare. Il documento di regolarità dura 120 giorni.

Un’ultima notazione sui ai soggetti legittimati ad agire. La circolare 19/15 del Lavoro afferma che in una prima fase di applicazione della nuova disciplina, i soggetti delegati (da imprese, lavoratori autonomi ecc.) restano esclusi, in attesa dell’adeguamento delle procedure. Fanno eccezione i consulenti del lavoro, immediatamente abilitati. Tuttavia, il Consiglio nazionale dell’Ordine professionale, rileva che la procedura va a regime in assenza di sperimentazione preventiva degli intermediari. Per la presidente Marina Calderone si deve annullare il rischio che una partenza frettolosa possa pesare sulle aziende. Per questo e altri motivi, i consulenti – con una lettera indirizzata al Presidente dell’Inps, Tito Boeri – chiedono di prorogare l’avvio della procedura “durc on line” al 30 settembre 2015, al fine di consentire ai professionisti e agli operatori dell’Istituto, tra l’altro, di definire tutte le posizioni pendenti.

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