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Trasferimento azienda ed esonero contributivo

L’esonero contributivo continua con il trasferimento di azienda
Nel caso di trasferimento di azienda effettuato in base all’articolo 2112 del Cidice civile tramite qualsiasi operazione che, in seguito a cessione contrattuale o fusione, comporti il mutamento della titolarità di un’attività economica organizzata (indipendentemente dal negozio giuridico utilizzato), il rapporto di lavoro continua con il cessionario e il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.

Ne segue che, a parte il mutamento soggettivo della titolarità della azienda, i rapporti lavorativi esistenti in capo al cedente proseguono ope legis con il cessionario senza soluzione di continuità. Pertanto, i lavoratori che beneficiavano dell’esonero contributivo triennale previsto dalla legge 190/2014 al momento del trasferimento, continueranno a beneficiarne anche nel rapporto con il cessionario, fermo restando che quest’ultimo ne fruirà per la parte residua e fino alla sua naturale scadenza.

Naturalmente è richiesto in capo al cessionario il rispetto delle norme fondamentali in materia di condizione di lavoro e di assicurazione sociale obbligatoria (art. 1, co. 1175 e 1176, della legge n. 296/2006): la regolarità degli obblighi di contribuzione previdenziale, l’assenza delle violazioni delle norme fondamentali a tutela delle condizioni di lavoro, nonché il rispetto degli accordi e contratti collettivi nazionali e territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Al trasferimento d’azienda si applica altresì la disciplina di cui all’articolo 47 co. 6 della legge 428/1990, secondo cui i lavoratori che non passano alle dipendenze dell’acquirente, dell’affittuario o del subentrante sono titolari di un diritto di precedenza (al quale corrisponde un preciso obbligo del cessionario) rispetto alle assunzioni che questi ultimi effettuino entro un anno dalla data del trasferimento, ovvero entro il periodo maggiore stabilito dagli accordi collettivi.

Si pone pertanto il problema della applicabilità dell’esonero contributivo di cui alla legge 190 alle assunzioni a tempo indeterminato di tali lavoratori, alla luce del principio generale contenuto nell’articolo 4, co. 12, lett. a) della legge n. 92/2012, in base al quale l’incentivo all’assunzione non spetta ove l’assunzione medesima costituisca attuazione di un obbligo che scaturisce da norme di legge o del contratto collettivo di lavoro. In proposito l’Inps, nella circolare 17/2015, ha ricordato come lo scopo dell’esonero contributivo introdotto dalla legge 190/2014, sia la promozione di forme di occupazione stabile attraverso lo strumento delle nuove assunzioni a tempo indeterminato, ovvero, in buona sostanza, la massima espansione di tali tipologie di rapporti.

Alla luce delle finalità della norma, pertanto, le disposizioni speciali della legge 190 prevalgono sulle disposizioni generali in materia di incentivi previste dall’articolo 4 co. 12 lett. a) della legge 92/2012, dal momento che obiettivo di tale ultima norma è ravvisabile nella necessità di assicurare il corretto utilizzo delle risorse che finanziano l’incentivo all’assunzione al fine di perseguire non tanto la stabilità occupazionale, quanto la finalità (esclusiva) di creare nuova occupazione.

Ne segue che il cessionario che assuma a tempo indeterminato lavoratori a termine che non siano passati alle sue dipendenze, in attuazione dell’obbligo previsto dal citato art. 47, entro un anno dalla data del trasferimento aziendale o il maggior periodo previsto dalla contrattazione collettiva, ha diritto alla fruizione dell’esonero contributivo (ovviamente nel rispetto di tutte le altre condizioni previste).

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