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Controlli a distanza con accordo

Controlli a distanza solo se il dipendente è informato
Il ministero del Lavoro, con comunicato stampa del 18 giugno 2015, ha confermato che lo schema di decreto legislativo sulle semplificazioni non prevede alcuna liberalizzazione e che la nuova normativa, per quanto adeguata ai tempi ed alle innovazioni tecnologiche intervenute dal ’70 ad oggi, è in linea con le indicazioni del Garante della privacy.
In pratica nessuna deregulation è all’orizzonte ma solo chiarimenti di alcuni concetti, anche se non mancano novità.

Infatti, la nuova norma, che andrà a sostituire l’articolo 4 dello statuto dei Lavoratori, prevede sempre il divieto di controllo a distanza dei lavoratori e ammette che dagli “strumenti” di controllo a distanza possa derivare, in via incidentale, il controllo dei prestatori di lavoro, sempre a patto che vi siano a monte esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale. Come adesso, anche in futuro, pur in presenza delle suddette motivazione occorrerà un preventivo accordo sindacale stipulato dalla Rsu o dalle Rsa o l’autorizzazione amministrativa. Viene, invece, utilmente chiarito che non possono essere considerati strumenti di controllo a distanza gli strumenti assegnati al lavoratore per rendere la prestazione lavorativa, come pc, tablet, cellulari.

Tuttavia, non potendo ignorare le indicazioni fornite negli anni dal Garante per la privacy, perché la tutela della riservatezza è garantita costituzionalmente e da norme comunitarie e internazionale, il Ministero nel suo comunicato ha specificato che l’accordo o l’autorizzazione non servono solo se lo strumento è un mezzo (cioè serve al lavoratore) per adempiere alla prestazione.
Se, però, lo strumento è modificato, aggiungendo per esempio software di localizzazione o filtraggio, in modo tale da consentire il controllo anche se solo preterintenzionale del lavoratore, allora sussisterà sempre l’obbligo di accordo sindacale o autorizzazione perché, come specifica il Ministero «in tal caso, infatti, da strumento che “serve” al lavoratore per rendere la prestazione il pc, il tablet o il cellulare divengono strumenti che servono al datore per controllarne la prestazione».

Sicuramente il lavoratore sarà, comunque, maggiormente tutelato in quanto il Legislatore ha previsto che lo stesso riceva adeguata informazione circa l’esistenza e le modalità d’uso delle apparecchiature di controllo, compreso quelle installate con l’accordo sindacale o l’autorizzazione della Dtl o del ministero del Lavoro, e che per gli strumenti di lavoro riceva anche un’adeguata informazione circa le modalità di effettuazione dei controlli (sull’esempio della policy aziendale adesso prevista per l’utilizzo della posta elettronica e di internet) che non potranno mai essere effettuati in contrasto con quanto previsto dal Codice per la privacy. D’altra parte, la mancanza di adeguata informativa non permetterà l’utilizzabilità dei dati raccolti, neanche ai fini disciplinari.

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