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Cig e Cigs anche per apprendisti dal 2016

Cassa integrazione per l’apprendistato professionalizzante
Il riordino della normativa in materia di ammortizzatori sociali passa attraverso un sensibile maquillage di molti istituti. Il testo del decreto legislativo inviato in Parlamento, infatti, sembra dare piena attuazione ai criteri postulati nell’ampia delega contenuta nel Jobs act (legge 183/2014).

Le novità, che riguardano molteplici aspetti connessi alla tutele in costanza di rapporto di lavoro, interessano: i profili normativi – oggetto di razionalizzazione conseguita anche attraverso la collocazione, in un unico testo, delle diverse disposizioni in materia di ammortizzatori sociali; le procedure amministrative – che in alcuni casi vengono modificate; gli aspetti connessi al finanziamento delle prestazioni (su questo specifico punto si veda articolo a fianco).

Punti più salienti del nuovo impianto sono l’estensione all’apprendistato professionalizzante delle integrazioni salariali, la rivisitazione dei limiti di durata di queste ultime e l’introduzione di nuovi termini per le domande.

Riguardo al primo aspetto, il legislatore, per la prima volta, apre le porte della cassa integrazione all’apprendistato – ancorché alla sola tipologia professionalizzante – finora interessato solamente da provvedimenti in deroga. Il decreto prevede che, per gli apprendisti occupati in imprese ammesse a entrambi i trattamenti (Cigo e Cigs), ovvero solamente alla Cigo, la tutela spettante sia quella delle integrazioni ordinarie. Se le imprese sono destinatarie della sola Cigs, i lavoratori con contratto di apprendistato professionalizzante potranno avere accesso alle sole integrazioni salariali straordinarie, ma limitatamente al caso in cui l’intervento sia stato richiesto per la causale di crisi aziendale.

Per quanto attiene alla durata, viene previsto che i trattamenti di integrazione salariale (ordinari e straordinari) non possano superare – per ciascuna unità produttiva- il massimo di 24 mesi (erano 36) in un quinquennio mobile. Si apprezza il ritorno al criterio dell’arco temporale mobile (già previsto dalla legge 223/1991), che era stato superato attraverso l’introduzione di un periodo fisso decorrente dall’11 agosto 1990.

Sempre riguardo alla durata, va osservato che, ai fini del conteggio, i periodi di Cigs connessi a contratti di solidarietà entro il limite di 24 mesi contano per la metà. Inoltre, i periodi di integrazioni salariali fruiti prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni, contenute nel decreto di riordino, non concorrono al raggiungimento del limite complessivo.

Per le imprese industriali e artigiane dell’edilizia e affini e per quelle che svolgono attività di escavazione e di lavorazione di materiali lapidei, la durata dei trattamenti non può superare complessivamente i 30 mesi in un quinquennio mobile. La ragione di una differente valutazione è probabilmente rinvenibile nella circostanza che, in questi settori, l’utilizzo del contratto di solidarietà – che favorisce una più flessibile valutazione del tetto – è sostanzialmente precluso.

Con riferimento alle richieste di integrazione salariale, si osserva che per la Cigo il termine di presentazione della domanda è stabilito entro 15° giorno dall’inizio della sospensione o riduzione dell’attività. Per la Cigs, invece, il termine è di 7 giorni che decorrono dalla data di conclusione della procedura sindacale o di sottoscrizione dell’accordo aziendale.

Con riferimento alla Cigs, non si ravvisano, invece, novità di spicco, salvo quanto già chiarito con riferimento all’apprendistato professionalizzante. In linea con i principi postulati nella delega, si prevede l’esclusione – dal 1° gennaio 2016 – del ricorso alla cassa nei casi di cessazione dell’attività produttiva dell’azienda o di un ramo di essa.

Riguardo ai fondi di solidarietà, il decreto – al fine di ampliare la platea dei soggetti tutelati- stabilisce che l’istituzione dei fondi è obbligatoria per tutti i settori che non rientrano nell’ambito di applicazione della cassa integrazione guadagni, in relazione alle imprese che occupano mediamente più di cinque dipendenti (nella previgente normativa della legge 92/2012, il limite era di 15). Come ulteriore innovazione si annota che, per il raggiungimento della soglia dimensionale, vengono computati anche gli apprendisti.

Se entro il 31 dicembre 2015 i fondi non saranno costituti, ovvero non si saranno adeguati alle nuovi previsioni normative, i datori di lavoro del relativo settore, che occupano mediamente più di 5 dipendenti, confluiranno nel nuovo fondo di integrazione salariale destinato a sostituire l’attuale fondo di solidarietà residuale che opererà, secondo il sistema oggi in essere, fino al termine del corrente anno.

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