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Voucher: nuovo limite utilizzo

Per i voucher limite annuale di utilizzo a 7mila euro netti
Conferma della generalizzazione del lavoro accessorio ed elevazione del tetto massimo di utilizzo a 7mila euro annui. Ogni anno (civile) i prestatori di lavoro che operano con i voucher, non potranno ricevere complessivamente più di 7mila euro netti (rivalutabili in base all’indice Istat). Il singolo committente – se imprenditore o professionista – non potrà, tuttavia, erogare compensi superiori a 2mila euro netti. Per chi è in Cig e/o i beneficiari di indennità di disoccupazione, Aspi, Naspi, ed eventuale mini Aspi residua, il limite è elevato a 3mila euro netti.

Il compenso di 3mila euro è integralmente compatibile e cumulabile con l’indennità percepita dal singolo lavoratore. L’Inps, in tale ipotesi, provvede a sottrarre dalla contribuzione figurativa relativa alle prestazioni integrative del salario o di sostegno al reddito gli accrediti contributivi derivanti dalle prestazioni di lavoro accessorio. In agricoltura potranno ricevere il voucher, occasionalmente e stagionalmente, solo i pensionati e i giovani con meno di venticinque anni di età se studenti, nonché tutti coloro che svolgeranno attività a favore di determinati produttori individuati dal Dpr 633/1972.

Acquisto e utilizzo
L’acquisto dei buoni lavoro orari, numerati progressivamente e datati, deve essere eseguito telematicamente, fatta eccezione per i committenti non imprenditori o i professionisti i quali possono reperire i voucher anche presso i rivenditori autorizzati.

Il ministero del Lavoro, con un apposito decreto, fissa il valore nominale dei buoni che, nel frattempo, è pari a 10 euro: importo comprensivo della contribuzione a favore della gestione separata Inps (13%), del premio Inail (7%) e di una commissione a favore del gestore, cioè l’Inps, che al momento è fissata al 5 per cento. Al netto di tali oneri, il lavoratore si mette in tasca 7,50 euro per ogni ora di lavoro e sugli stessi non deve pagare alcuna imposta. Per il settore agricolo il valore del buono corrisponde all’importo della retribuzione oraria delle prestazioni di natura subordinata individuata dal contratto collettivo stipulato dalle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Il decreto di riforma prevede che i committenti (imprenditori o professionisti) prima dell’inizio della prestazione accessoria, ne diano comunicazione telematica (o tramite mail e/o sms) alla Dtl competente indicando i dati del lavoratore, il luogo della prestazione con riferimento a un arco temporale non superiore ai trenta giorni successivi. Sembrerebbe, così, uscire di scena l’attuale comunicazione preventiva inoltrata all’Inps, valevole anche per l’Inail.

Il decreto attuativo del Jobs act contiene un espresso divieto di ricorso al lavoro accessorio quando la relativa prestazione si colloca nell’esecuzione di appalti di opere o servizi. Il ministero del Lavoro potrà individuare, con un apposito decreto – da emanarsi entro sei mesi – alcune ipotesi a cui estendere il lavoro remunerabile con i voucher. L’attuale disciplina dei buoni resta invariata fino al 31 dicembre 2015.

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