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Apprendistato professionalizzante: anche senza età

Per il secondo livello contratto senza limiti di età per chi resta senza impiego
L’apprendistato professionalizzante, in deroga al limiti anagrafici, potrà instaurarsi, oltre che con lavoratori in mobilità, anche con soggetti beneficiari di trattamenti di disoccupazione.

L’ampliamento sembra interessare tutte le forme di disoccupazione oggi esistenti: Aspi, Naspi, quella agricola (misura a regime) e quella speciale edile destinata alla scomparsa al termine del prossimo anno.

Aliquota ridotta
La nuova previsione, che nelle intenzioni legislative si propone di dare slancio all’utilizzo dell’apprendistato professionalizzante, mantiene il regime contributivo già previsto dall’articolo 7, comma 4 del Dlgs 167/2011 per i lavoratori in mobilità: anche per le assunzioni di percettori di disoccupazione, infatti, la contribuzione datoriale rimane quella prevista dalla legge 223/1991 (aliquota pari al 10%). Nell’ipotesi in cui l’apprendistato sia rivolto a titolari di indennità di mobilità è altresì confermato – in favore del datore di lavoro – il beneficio del 50% della prestazione non fruita dal lavoratore. Va, tuttavia, evidenziato che questo impianto contributivo è destinato ad avere vita breve: al 31 dicembre 2016, infatti, andrà in soffitta in forza della previsione contenuta nell’articolo 2, comma 71, della riforma Fornero (legge 92/2012).

Qualifiche e formazione
Per il resto, maquillage leggero per l’apprendistato professionalizzante. Rispetto alla precedente disciplina, contenuta nell’articolo 4 del Dlgs 167/2011, il nuovo testo precisa che la qualificazione professionale è determinata dalle parti contraenti sulla base dei profili o qualificazioni professionali previsti per il settore di riferimento dai sistemi di inquadramento del personale stabiliti dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni dei datori e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Spariscono, inoltre, due previsioni connesse all’età: la durata e le modalità di erogazione della formazione non possono più essere modulate dalla contrattazione in ragione dell’età dell’apprendista e lo stesso dicasi per l’offerta formativa pubblica disciplinata dalle regioni.

Con riferimento alla formazione, nessuna novità: continua a essere il datore di lavoro l’esclusivo responsabile, nell’ambito della disciplina prevista dalla contrattazione collettiva nazionale. Mantenuta, in parallelo, la possibilità dell’offerta formativa pubblica, finalizzata all’acquisizione di competenze di base e trasversali. Resta, inoltre, la previsione per cui la Regione comunica ai datori di lavoro, entro 45 giorni dall’instaurazione del rapporto di apprendistato, le modalità di svolgimento dell’offerta formativa pubblica.

Infine, una nota positiva. Il decreto mantiene la facilitazione consistente nella possibilità di continuare a versare contributi ridotti per un ulteriore anno in caso di conferma in servizio del lavoratore al termine del periodo formativo, ma non se si tratta di disoccupati e lavoratori in mobilità.

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